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La TARI 2024 alle prese con le componenti perequative introdotte da ARERA, una nuova voce di costo che si caratterizza per le notevoli difficoltà applicative e che incrementa ulteriormente il costo della tassa rifiuti

 

Con la Delibera 386/2023/R/rif dal 1° gennaio 2024 debuttano le componenti perequative TARI. Con una delle delibere di agosto, l’ARERA introduce due nuove voci tariffarie, da applicarsi a ciascuna delle utenze TARI, destinate a finanziare, rispettivamente, i costi dei rifiuti accidentalmente pescati o raccolti negli specchi d’acqua e le agevolazioni concesse per eventi eccezionali e calamitosi. A prescindere dagli effetti sulle tariffe e sul loro incremento (già messo a dura prova dagli adeguamenti all’inflazione e dalle rivalutazioni monetarie) a complicare ulteriormente il quadro generale ci pensano i notevoli dubbi applicativi che accompagnano il debutto delle nuove componenti UR1 e UR2.

Gli aumenti previsti per la TARI 2024

Torneremo tra poco sui numerosi dubbi interpretativi legati alle componenti perequative, non prima però di aver sottolineato quanto questo ulteriore costo possa incidere sugli incrementi tariffari, incrementi con cui i Comuni continuano a fare i conti ormai da molto tempo. Il 2024, infatti, sarà caratterizzato da almeno 3 fattispecie che incideranno sull’incremento delle tariffe TARI.

In fase di predisposizione del PEF per il biennio 2024-2025, occorrerà innanzitutto tenere conto del fatto che la determinazione dei costi per il 2024 si fonda sui dati dell’anno a-2, dati che hanno scontato un netto incremento direttamente collegato alla dinamica inflazionistica. In secondo luogo occorrerà prestare attenzione alla rivalutazione monetaria dei costi dell’anno a-2; proprio perché la base di calcolo è quella dei costi 2022 per l’anno 2024 e dei costi 2023 per l’anno 2025, occorrerà considerare un tasso di incremento monetario del 4,5% per il 2023 e dell’8,8% per il 2024.

Infine nel PEF 2024-2025 dovranno essere considerati gli effetti dell’inflazione 2023 che, in fase di redazione del PEF 2022-2025 era stata posta pari a zero. Occorrerà quindi considerare l’effetto di una ulteriore componente a conguaglio determinata tra la differenza dei costi riconosciuti per il 2023 riportati nel PEF 2022-2025 e quelli rideterminati sulla base di un tasso di rivalutazione per effetto dell’inflazione pari al 4,5%.

Componenti Perequative TARI, questioni irrisolte e difficoltà applicative

Oltre agli aumenti e alla complessità degli adempimenti di quest’anno, i Comuni dovranno fare i conti anche con le componenti perequative, ovvero con due nuove componenti TARI che determinano non pochi problemi interpretativi, nessuno dei quali oggetto di chiarimento da parte dell’ARERA.

La prima questione da considerare è quella relativa alle modalità di applicazione. Le previsioni dell’Autorità stabiliscono che le componenti UR1 e UR2 debbano essere applicate alle utenze TARI e non all’utente. Questo potrebbe determinare una considerevole disparità di trattamento tra contribuenti di diversi comuni e tra modalità di gestione del ruolo TARI. Laddove le utenze vengano infatti censite secondo quanto previsto dall’art. 2 del DM 20 aprile 2017, un utente che risulti intestatario di un’utenza a destinazione abitativa e di due utenze collegate alle pertinenze, si ritroverà a dover pagare per ben 3 volte le componenti perequative. L’art. 2 del DM 20 aprile 2017 dispone infatti che un’utenza è collegata alle “unità immobiliari, locali o aree scoperte operative, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani e/o assimilati e riferibili, a qualsiasi titolo, ad una persona fisica o giuridica ovvero ad un «utente»”. 

Nel caso opposto, in tutti quei casi in cui i comuni gestiscono la TARI associando all’utente una sola utenza ripartita in tre distinte superfici, l’utente si ritroverà a pagare per una sola volta la componente perequativa.

Il secondo punto da considerare è collegato alla TEFA. Le componenti perequative concorrono alla determinazione della TEFA oppure no? Pare abbastanza evidente che trattandosi di componenti fisse da aggiungere a valle della determinazione della tassa rifiuti, le componenti perequative non dovrebbero concorrere alla determinazione del tributo provinciale per l’esercizio delle funzioni ambientali  anche perché secondo quanto stabilito dall’ARERA “le componenti perequative non rientrano nel calcolo delle entrate tariffarie di riferimento”.

Un’ulteriore questione è invece direttamente collegata al periodo di attivazione dell’utenza. Non sono infatti rari i casi (a maggior ragione dopo l’approvazione della Delibera 15/2022/R/rif) in cui i comuni si ritrovano a fare i conti con utenze attive per periodi la cui durata è inferiore all’anno. In questo caso, le componenti UR1 e UR2 andranno calcolate su base annua o in proporzione ai mesi di applicazione?

Infine, aspetto ben più complicato, è quello relativo alle “competenze” e, in particolare, all’eterno dibattito tra competenza finanziaria e competenza economica. Sembrerebbe infatti che i comuni debbano comunque procedere al versamento delle componenti perequative alla Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali a prescindere dall’incasso e quindi in funzione del dovuto e non del versato. In sostanza, i Comuni si ritroveranno ad anticipare gli importi delle componenti perequative anche se non incassate e, soprattutto, dovranno farsi carico degli oneri di riscossione e del rischio connesso al mancato incasso.

Esperto Servizio Tributi e Fiscalità Attiva di Kibernetes | Website | + articoli

Laureato in Economia Aziendale e Management all'Università degli Studi di Napoli "Federico II" con specializzazione in Economia delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche, è responsabile dell'area fiscalità attiva e tributi della sede di Napoli