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Con i Decreti Legislativi 219/2023 e 220/2023, il Legislatore interviene in maniera decisa anche sui tributi locali con l’estensione del contraddittorio preventivo e l’abolizione dell’art. 17-bis

Il 2024 parte caratterizzato da due grandi interventi del Legislatore sulle attività dell’Ufficio Tributi e, in generale, sui tributi locali. Le modifiche allo Statuto del Contribuente, con l’introduzione del contraddittorio preventivo, e quelle al contenzioso tributario, con l’abrogazione dell’art. 17-bis e quindi con l’abolizione dell’istituto del reclamo-mediazione, cambiano gli atti, la loro modalità di emissione e soprattutto la gestione del contenzioso.

Gli effetti delle modifiche allo Statuto del Contribuente

Le modifiche allo Statuto del Contribuente disposte dal D. Lgs. 219/2023, estendendo in maniera generalizzata il contraddittorio preventivo anche ai tributi locali, impatteranno in maniera decisa sull’attività di accertamento dei Comuni, soprattutto in tutti quei casi in cui ci si ritroverà di fronte a questioni di carattere estimativo.

Di fatto ne restano esclusi soltanto gli atti automatizzati, sostanzialmente automatizzati, di pronta liquidazione e di controllo formale delle dichiarazioni; tutti gli altri saranno invece soggetti al contraddittorio preventivo, con notevole aggravio di lavoro per gli Enti Locali.

Nulla cambia per esempio per i solleciti di pagamento TARI o banalmente per gli avvisi di accertamento esecutivo IMU per omesso o parziale versamento. Tutto immutato quindi in tutti quei casi in cui non ricorrano questioni attinenti a stime o al possesso dei requisiti per godere di agevolazioni ed esenzioni. Ulteriore eccezione è quella di fondato pericolo per la riscossione, pericolo che non potrà essere valutato in funzione dell’inerzia dell’Ente ma esclusivamente in ragione delle condizioni del contribuente che potrebbero mettere a rischio le entrate comunali.

Dal 18 gennaio gli Enti dovranno quindi comunicare ai contribuenti, con forme idonee a garantirne la conoscibilità (tipicamente PEC, raccomandata AR, notifica con messo, etc.), lo schema di avviso di accertamento concedendo un termine non inferiore a 60 giorni durante i quali il contribuente potrà proporre controdeduzioni o istanza di accesso agli atti.

L’atto potrà quindi essere emesso soltanto successivamente al decorso dei 60 giorni ma attenzione ai termini di decadenza. E infatti se i 60 giorni scadono dopo il termine di decadenza per l’emissione dell’atto successivo o se tra il termine per l’esercizio del contraddittorio preventivo e il termine di decadenza dell’avviso di accertamento decorrono meno di 120 giorni, il termine di decadenza dell’avviso di accertamento è prorogato al 120-esimo giorno successivo al termine previsto per il contraddittorio.

L’autotutela diventa inoltre obbligatoria e gli enti dovranno procedere con rideterminazioni e annullamenti degli avvisi di accertamento, anche se gli atti sono divenuti definitivi (a meno che non sia intervenuta una sentenza passata in giudicato favorevole all’ente impositore), nei casi di palese e manifesta illegittimità dell’imposizione, ovvero nei casi di:

  • errore di persona e di calcolo;
  • errore nell’individuazione del tributo;
  • errore materiale del contribuente che sia facilmente individuabile dall’ente;
  • errore sul presupposto impositivo;
  • versamenti regolarmente eseguiti;
  • mancanza di documentazione poi sanata, purché nel rispetto dei termini di decadenza.

Gli effetti delle modifiche al contenzioso tributario

Sui tributi locali impatta però anche un’ulteriore modifica, ovvero quella che deriva dalle previsioni del D. Lgs. 220/2023 con il quale, tra l’altro, il legislatore ha disciplinato l’abolizione dell’istituto del reclamo-mediazione.

Dal 4 gennaio, con l’abrogazione dell’art. 17-bis, i ricorsi non saranno più vincolati all’istituto della mediazione. Ne deriva che la costituzione in giudizio viene ricondotta al termine ordinario di 30 giorni. Occorrerà prestare attenzione alla data in cui il ricorso viene proposto e non alla data di emissione o a quella di notifica dell’avviso di accertamento.

Un'immagine evocativa del contenzioso tributario

E quindi, per tutti i ricorsi proposti entro il 3 gennaio, occorrerà attendere il decorrere del termine di 90 giorni per la mediazione prima di procedere con la costituzione in giudizio. Per tutti i ricorsi proposti dal 4 gennaio, invece, occorrerà costituirsi in giudizio entro 30 giorni dalla notifica del ricorso.

Ma le modifiche al contenzioso tributario non sono certo limitate all’abrogazione dell’art. 17-bis. Il D. Lgs. 220/2023 interviene anche su ulteriori aspetti quali, per esempio, la possibilità di proporre nuovi mezzi di prova in appello e le modalità di proposizione del ricorso per vizi dell’atto presupposto.

In tutti gli appelli proposti dal 5 gennaio 2024 in poi, non saranno ammessi mezzi di prova che non sono già stati proposti in primo grado o che potevano agevolmente essere proposti già nel primo grado di giudizio (l’esempio tipico è quello della relata di notifica di un avviso di accertamento che l’Ente non ha allegato alla costituzione in primo grado). Restano i dubbi sulle modalità di gestione di quella che possiamo definire una vera e propria “fase transitoria” e ci si riferisce, in particolare, ai casi in cui in primo grado il ricorso sia stato proposto secondo il precedente regime.

Inoltre, nelle ipotesi di ricorso avverso un atto per vizi dell’atto presupposto emesso da un ente diverso, il ricorso dovrà essere notificato ad entrambi gli enti impositori. È il caso tipico del ricorso avverso l’atto emesso dall’agente per la riscossione sulla base del mancato pagamento dell’avviso di accertamento esecutivo.

(Foto di copertina di aymane jdidi da Pixabay)

Esperto Servizio Tributi e Fiscalità Attiva di Kibernetes | Website | + articoli

Laureato in Economia Aziendale e Management all'Università degli Studi di Napoli "Federico II" con specializzazione in Economia delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche, è responsabile dell'area fiscalità attiva e tributi della sede di Napoli