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La Riforma dello Statuto del Contribuente incide anche sull’autotutela differenziando i casi di autotutela obbligatoria da quelli di autotutela facoltativa

Le caratteristiche peculiari dell’obbligazione tributaria hanno da sempre generato non pochi problemi ai Comuni nell’esercizio del potere di autotutela, soprattutto in tutti quei casi in cui, pur riconoscendo le ragioni del contribuente, l’avviso era divenuto comunque definitivo. Stante il principio di indisponibilità dell’obbligazione tributaria, molto spesso il Funzionario Responsabile del tributo si ritrovava nella posizione scomoda di dover intervenire sull’atto a prescindere dalla sua definitività.

Oggi, con la riforma dello Statuto del Contribuente, il Legislatore è intervenuto sull’autotutela, differenziando quella obbligatoria da quella facoltativa, abrogando la normativa previgente e introducendo gli articoli 10-quater e 10-quinquies dello Statuto del Contribuente. Con il D.Lgs. 219/2023, in sostanza, si interviene drasticamente sull’esercizio del potere di autotutela in ambito tributario, definendo tempi e modi dell’esercizio.

L’art. 10-quater e l’autotutela obbligatoria

L’art. 10-quater, introducendo nel nostro ordinamento l’autotutela obbligatoria, prevede che “L’Amministrazione finanziaria procede in tutto o in parte all’annullamento di atti di imposizione ovvero alla rinuncia all’imposizione, senza necessità di istanza di parte, anche in pendenza di giudizio o in caso di atti definitivi, nel seguenti casi di manifesta illegittimità dell’atto o dell’imposizione: a) errore di persona; b) errore di calcolo; c) errore sull’individuazione del tributo; d) errore materiale del contribuente facilmente riconoscibile dall’Amministrazione finanziaria; e) errore sul presupposto d’imposta; f) mancata considerazione di pagamenti di imposta regolarmente eseguiti; g) mancanza di documentazione successivamente sanata, non oltre i termini ove previsti a pena di decadenza.”

In questo caso è posto in capo all’Ente l’obbligo di procedere, nei casi tassativamente riportati dall’art. 10-quater, all’annullamento degli atti purché non sia intervenuta una sentenza passata in giudicato o che non sia decorso più di un anno dalla definitività dell’atto. Aspetto di non poco conto, è legato anche alla limitazione di responsabilità del funzionario responsabile. Il comma 3 del citato articolo 10-quater prevede infatti che la responsabilità di cui all’art. 1 comma 1 della Legge nr. 20/1994 è limitata alle sole ipotesi di dolo.

Una foto che ritrae due libri, probabilmente raccolta di leggi, con un classico martello da giudice

L’art. 10-quinquies e l’autotutela facoltativa

Al di fuori dei casi previsti dall’art. 10-quater, gli Enti potranno comunque procedere all’annullamento degli atti o alla rinuncia all’imposizione, anche senza che sia intervenuta istanza di parte, laddove siano manifeste l’illegittimità o l’infondatezza dell’atto. Anche in questo caso opera la limitazione di responsabilità in capo al funzionario responsabile. L’autotutela facoltativa potrà essere esercitata sia in tutti i casi non previsti dall’art. 10-quater ma anche laddove l’ente, stante la palese illegittimità o infondatezza dell’atto, intenda procedere all’esercizio del potere di autotutela successivamente al decorrere del termine di un anno.

Il diniego diventa atto autonomamente impugnabile

Le modifiche operate dal D.Lgs. 219/2023 in materia di autotutela vanno ovviamente raccordate con le modifiche al contenzioso tributario di cui al D.Lgs. 220/2023 che rende di fatto il rifiuto all’istanza in autotutela un atto autonomamente impugnabile. E difatti, secondo quanto previsto dal novellato art. 19 del D.Lgs. 546/1992, il ricorso può essere proposto anche contro il rifiuto espresso o tacito sull’istanza di autotutela nei casi previsti dall’articolo 10-quater della legge 27 luglio 2000, n. 212 e contro il rifiuto espresso sull’istanza di autotutela nei casi previsti dall’articolo 10-quinquies della legge 27 luglio 2000, n. 212.

Infine, con l’introduzione del comma 2 dell’art. 21 del D.Lgs. 546/1992, vengono disciplinati i termini di proposizione del ricorso contro i provvedimenti di rifiuto all’istanza in autotutela. Il ricorso può infatti essere proposto decorso il novantesimo giorno dalla data di presentazione dell’istanza in autotutela presentata secondo i termini previsti da ciascuna legge d’imposta. Ne deriverà che nelle ipotesi di applicabilità dell’istituto dell’autotutela obbligatoria, laddove il contribuente proponesse istanza al 60-esimo giorno e l’Ente non rispondesse entro i successivi 90 giorni, potrà impugnare il rifiuto tacito all’istanza in autotutela secondo quanto previsto dall’art. 19 del D. Lgs. 546/1992.

In definitiva, il diniego all’istanza in autotutela, sia essa obbligatoria o facoltativa, diventa comunque sempre impugnabile (sia se espresso in forma tacita sia in caso di rigetto) nei termini disciplinati dall’art. 21.

Esperto Servizio Tributi e Fiscalità Attiva di Kibernetes | Website | + articoli

Laureato in Economia Aziendale e Management all'Università degli Studi di Napoli "Federico II" con specializzazione in Economia delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche, è responsabile dell'area fiscalità attiva e tributi della sede di Napoli