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L’intenzione del governo di riformare il sistema delle concessioni balneari ha effetti importanti sui comuni rivieraschi, specie su quelli dove insistono molti stabilimenti e lidi. Il prevedibile aumento dei canoni se da un lato permetterà di incrementare gli introiti nelle casse pubbliche, dall’altro comporta impegni più stringenti a carico degli enti, a iniziare da quello di una definizione più puntuale della porzione di territorio data in concessione. Mareggiate, erosione costiera, correnti marine e altri fenomeni naturali possono comportare un aumento o, più spesso, una diminuzione della metratura data in canone. Se i concessionari pagheranno di più, è scontato che chiedano maggiori servizi agli enti, anche in un’ottica di preservazione e tutela del bene, che in questo caso è l’ambiente, come è avvenuto a Chioggia.

Un caso studio, quello di Chioggia

Quello della rimodulazione delle concessioni è una possibilità tutt’altro che teorica. A Chioggia per esempio, dove circa la metà dei 140 concessionari ha chiesto una revisione della linea di costa. Un problema di cui il Comune è a conoscenza e per questo ha avviato un percorso di confronto con i balneari.

“È fondamentale partire da una nuova linea di costa, strutturale e aggiornata alla situazione adeguata ai cambiamenti meteo-marini e di erosione della spiaggia, per rivedere le concessioni e ragionare sugli spazi reali, che si declinano, ad esempio, in necessità di sabbia per il ripascimento, sul calcolo del canone concessorio da versare e sulla Tari, rispetto agli effettivi metri occupati”, ha dichiarato l’assessore comunale al Demanio turistico, Serena De Perini, aggiungendo di essere disposta a lavorare con le associazioni di categoria dei balneari per trovare assieme una soluzione.

Una posizione che non è passata inosservata. Infatti sia Il Gazzettino di Venezia, sia La Nuova Venezia hanno dato ampio risalto alla decisione del Comune di ridefinire la linea di costa, e quindi le concessioni, nei due comprensori di Isola Verde e Sottomarina.

Il Comune di Chioggia lavora da tempo alla ridefinizione della pianificazione e della tutela ambientale attraverso strumenti innovativi e digitali, che consentano un’automatizzazione delle rilevazioni e un suo aggiornamento periodico. Lo fa attraverso l’impiego e la valorizzazione di risorse interne all’amministrazione ma anche chiedendo la collaborazione di realtà esterne.

Come elaborare la linea di costa: il ruolo di K-Space

Tra queste c’è sicuramente Kibernetes con K-Space, la soluzione che utilizza strumenti ad alta tecnologia, come le rilevazioni satellitari e la loro successiva elaborazione digitale, affidata ad esperti che poi forniscono una consulenza puntuale all’ente, come l’ingegner Andrea Dell’Ova e l’architetto Gianluca Pesce, che hanno lavorato fianco a fianco con il Comune per la ridefinizione puntuale delle linee di costa.

Il lavoro è consistito nella mappatura delle concessioni demaniali in essere, che è stata fornita al Comune in una cartografia digitale su Gis, completa di tutti i dati per ogni concessione; nello studio della linea di costa, con il calcolo del trend degli ultimi cinque anni e l’indicazione dei punti di regressione o avanzamento della fascia costiera. Uno studio che è servito per avere riscontro degli effetti, positivi e negativi, delle opere antropiche che sono state costruite sul territorio. Inoltre, il lavoro ha portato alla definizione della nuova linea di costa di riferimento da usare nelle carte tecniche, in sostituzione di quella precedentemente usata nel Piano Particolareggiato dell’Arenile, risalente al 2009.

Un modello da seguire

Quello di Chioggia è un caso che potrebbe essere preso d’esempio. Il Comune si è attivato per tempo, ben prima che il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, decidesse di premere l’acceleratore sulla riforma delle concessioni balneari. Ora ha una fotografia reale e corretta dello stato delle coste e una prospettiva di come potrebbero mutare. E quindi può già da ora pensare agli interventi da realizzare, non solo nella ridefinizione delle tariffe ma anche di tipo ambientale. Di fatto un caso studio per altri enti, che ora hanno in mano un esempio da seguire in vista della ridefinizione dei canoni.

Come in tutti gli altri ambiti, anche in questo è certo che quei comuni che inizieranno per tempo un percorso di studio e revisione delle mappe costiere eviteranno l’“effetto imbuto” che paralizza gli uffici e che in questo caso è più che concreto. Il caso di Chioggia mostra anche che le associazioni di categoria dei balneari non rimarranno passive all’aumento dei canoni e che chiederanno ai comuni una definizione puntuale dei metri quadrati dati in concessione. Il tempo per ridefinire mappe precise c’è tutto, anche perché l’iter di definizione della riforma è appena iniziato.

Le intenzioni di Draghi sulla riforma delle concessioni balneari

Il governo martedì scorso, 15 febbraio, ha emanato due provvedimenti, iniziando così l’iter di riforma delle concessioni balneari, che se dovesse procedere senza intoppi, arriverebbe alla fase esecutiva a partire dal 2024, termine da cui partirebbero le gare pubbliche di affidamento.

Il primo provvedimento è un decreto legge con cui il governo prende atto di due sentenze del Consiglio di Stato (la 17/2021 e la 18/2021) del novembre 2021: provvedimenti che avevano annullato la norma approvata dal governo Conte I che prorogava le concessioni fino al 2033. Il secondo è invece un disegno di legge delega, che il Parlamento dovrebbe approvare per permettere al governo di emanare i decreti attuativi che disciplinerebbero ogni ambito della questione. Un percorso tutt’altro che in discesa e privo di ostacoli.

In ogni caso, il Consiglio di Stato ha detto chiaramente che la disciplina nazionale che finora ha previsto la proroga automatica delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative viola l’articolo 49 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea e con l’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE, nota come Direttiva Bolkestein, che in sostanza prescrive che ci debbano essere delle gare per ogni concessione di beni pubblici.

Quello delle concessioni balneari è uno dei dossier più difficili da districare, caratterizzato da veti e controveti che hanno portato a una paralisi ultradecennale. È infatti da quindici anni che l’Italia avrebbe dovuto liberalizzare le concessioni organizzando gare pubbliche con regole prefissate e pubblicità internazionale.

Per i circa 6.823 stabilimenti balneari e le circa 12 mila concessioni di terreni demaniali (stima dell’Unione delle Camere di Commercio) la situazione è invece ingessata dal susseguirsi delle proroghe. Gli attuali concessionari hanno goduto di un bene di tutti a canoni irrisori (pochi euro a metro quadro) per un arco di tempo spropositato. In alcuni casi, ci sono famiglie che godono della concessione dagli inizi del secolo scorso. Una situazione che non poteva che essere considerata un oligopolio di fatto, e per questo contrastata dall’Unione Europea ma dannosa anche per gli enti pubblici e per lo Stato: secondo una stima del Corriere della Sera, dalle concessioni balneari, l’erario incassa 115 milioni di euro a fronte di un giro d’affari di circa 15 miliardi.

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