La “sofferenza finanziaria” è in continuo aumento in tanti, troppi, comuni Italiani. Il sud è il più colpito. Dal 2015 al 2019 c’è stato un crescendo di comuni che hanno dovuto “arrendersi” a quella che si può considerare come un’azione “anti sociale”: il dissesto finanziario introdotto dall’articolo 25 del DL 66/1989. L’istituto del riequilibrio finanziario, invece, è stato introdotto nel 2012. Da allora oltre 355 enti sono alle prese con il riequilibrio, 630 sono alle prese con il dissesto. Non si può non notare che più del 70% delle procedure di dissesto e di riequilibrio sono state attivate nei comuni della Sicilia, Calabria e Campania.

Le origini
Il dissesto ha avuto il suo apice già al primo anno di introduzione, nel 1989, con ben 133 enti. Ma con il passare degli anni le normative sempre più stringenti rendevano il dissesto meno conveniente. All’inizio lo Stato si accollava quasi tutti i “danni finanziari”.
Dal 2000 fino al 2012 c’è stato un sensibile calo di enti che ricorrevano a questo istituto, ma dal 2013 in poi stiamo assistendo nuovamente ad un continuo aumento di enti in dissesto o in riequilibrio finanziario, specialmente al sud, con gravi ripercussioni sul tessuto sociale che già di per sé è messo a dura prova.

Le ripercussioni del dissesto
Oggi un ente in dissesto non ha alcun contributo, che non sia gravoso, per far fronte ai debiti non pagati. Questo va a discapito del cittadino fornitore, che si vede riconosciuto solo una parte del credito che va dal 40% al 60%. Quindi è derubato di una fetta del suo lavoro e sulla quale, magari, ha già pagato le tasse.
Per non parlare, poi, delle ripercussioni sociali dovuti all’impennata delle varie aliquote delle imposte locali. Una vigilanza dello Stato sul dissesto dei comuni diventa fondamentale laddove tutto ciò diventa una discrezionalità che spesso è “opportunità politica”. Un ente che dichiara il dissesto deve certamente andare a capire le vere ragioni da cui è nato, che certamente hanno origini lontane, anche di decenni.

Cause delle difficoltà finanziarie
Le statistiche presentate dall’Osservatorio sulla Finanza dimostrano come le principali (ma non esaustive) cause di criticità finanziaria siano da individuare tra le seguenti:

La tendenza politica a nascondere la realtà dell’ente in presenza di chiara crisi finanziaria evidenziata dalle carte contabili (consuntivi ecc…);
Bassa capacità di riscossione delle entrate proprie. Questo determina poca liquidità e un uso sempre crescente dell’anticipazione di tesoreria;
Mancanza di strumenti che consentano agli enti di individuare per tempo le cause di squilibrio con la possibilità di intervenire per tempo;
Forte dipendenza dai trasferimenti dello Stato. Il 50% in Sicilia fino ad arrivare a circa il 40% in Calabria passando per il 35% della Campania;
Incertezza sempre più crescente sui flussi di cassa dei trasferimenti in riferimento ai diversi livelli di governo: centrale e locale;
Carenza di un quadro normativo che possa dare più forza agli strumenti di riscossione a disposizione degli enti locali in riferimento alle entrate proprie sia tributarie che extra tributarie;
Mancanza di una vera strategia di medio e lungo periodo sull’efficienza delle risorse disponibili.

Possibili soluzioni
È evidente che gli enti in dissesto devono essere aiutati ad attuare tutte le azioni per raggiungere il risanamento con logiche di solidarietà nazionale.
Per affrontare le criticità finanziarie il Legislatore ha introdotto, nel 2011, il DL del 23 giugno che da il via all’armonizzazione contabile. L’introduzione della competenza finanziaria, c.d. potenziata, ha consentito agli enti di “liberarsi” di quelle poste di bilancio alle quali non corrispondevano effettivi crediti e debiti. Si è puntato anche sul FCDDE (Fondo Crediti Di Dubbia Esigibilità) come strumento in grado di prevenire la crisi finanziaria dell’ente non dando la possibilità di spendere le entrate non riscuotibili storicamente. Questo fondo, dunque, è come garanzia della spendibilità delle entrate comunali.
Anche l’introduzione del bilancio consolidato è vista come una soluzione in grado di rappresentare la situazione finanziaria e patrimoniale degli enti locali e dei loro organismi, aziende e società controllate o partecipate.
Nonostante tutto le difficoltà finanziarie degli enti locali non diminuiscono. Serve la soluzione alla genesi del problema: la difficoltà a riscuotere le entrate comunali. È questo il vero punto di svolta. Solo aumentando la capacità di riscossione si può avere un netto miglioramento della crisi finanziaria altrimenti il FCDDE sarà solo l’ennesimo elemento di rigidità.
Per potenziare la riscossione dei tributi comunali è necessario:

  • Creare una join, una collaborazione tra gli uffici comunali. In particolare, tra uffici tecnici, tributi e finanziari. Ciascuno per proprie competenze, devono mettere a disposizione le informazioni;
  • Creare un valido sistema informativo territoriale che permetta di conoscere il contesto in cui si opera e quindi avere contezza delle varie posizioni contributive che consentano una corretta ed equa tassazione;
  • Potenziare l’ufficio tributi mediante:
  • Una formazione avanzata e specialistica;
  • Potenziamento con risorse qualificate;
  • Fornire un supporto specialistico, metodologico, operativo ed anche organizzativo;
  • La bonifica della banca dati tributaria alimentata dalle varie banche dati a disposizione (dati catastali, dall’agenzia delle entrate ecc..);
  • Effettuare investimenti strutturali. Ad esempio, nei comuni che ancora gestiscono il servizio idrico c’è una discordanza tra il volume dell’acqua immessa nella rete dal gestore all’ingrosso e il volume di acqua
  • fatturata dagli enti che ha un rapporto di 1:4. Se non si risolverà questo tipo di spreco l’ente si troverà perennemente in deficit su questo servizio;
  • Avviare tutte le attività interne ed esterne che diano risultati misurabili sugli interventi mirati alla. Riscossione ordinaria delle entrate comunali.

La riscossione delle entrate è l’unica vera soluzione alla crisi finanziaria degli enti locali. Lo dimostra, semplicemente, il fatto che ad ogni indicatore di deficitarietà è sempre ricollegabile ad un mancato incasso.