La contabilità pubblica per tutto il 2021 sarà condizionata dai provvedimenti legati al contrasto del Covid-19. In particolare, ci saranno effetti sui bilanci e sulla gestione contabile in senso stretto. A questo vanno aggiunti nuovi adempimenti, come quelli legati al lavoro agile. Un istituto, quest’ultimo, che vede la sovrapposizione di provvedimenti emergenziali a quelli strutturali.
Lo scenario è talmente complesso e incerto che è facile ipotizzare che gli adempimenti ordinari diventeranno straordinari.

I primi adempimenti: il bilancio di previsione
Iniziamo a trattare la parte contabile. Per i comuni, la prima azione propedeutica è “costruire” il Bilancio di Previsione 2021/2023, ricordando che ad oggi il termine ultimo per l’approvazione è fissato al 31 gennaio 2021.
Le amministrazioni staranno costruendo un bilancio che sicuramente risentirà di minori entrate proprie, di “fondoni” (cioè quel fondo a favore dei comuni finanziato dal governo, che prima ne definisce l’entità generale − ecco perché il nomignolo fondone − , per poi definire in un secondo momento i criteri di assegnazione) e di spese straordinarie difficilmente quantificabili in anticipo. In questo caso, la scelta migliore è approvarlo comunque il prima possibile.
Si tratterà di un bilancio “tecnico” e al bisogno si ricorrerà poi alle variazioni.

Le amministrazioni nel 2021 si troveranno ad avere a che fare con gli effetti dei provvedimenti legati al contrato del Covid-19: avranno minori entrate proprie di “fondoni” ma comunque è bene approvare subito il bilancio di previsione

Disavanzo presunto. Che fare?
A decorrere dalla programmazione 2021/23, per gli enti che si troveranno a gestire un disavanzo presunto il Bilancio di Previsione prevede una nuova tabella analitica. Questa parte è disciplinata dal XII decreto correttivo dell’armonizzazione contabile (Dm 7 settembre 2020) che ne chiarisce le modalità di ripiano, modifica i prospetti riguardanti la verifica degli equilibri di bilancio e gli elenchi analitici delle quote accantonate, vincolate e destinate del risultato di amministrazione.
La stretta sulla gestione dello stock del debito comporta un nuovo adempimento previsto entro il prossimo 28 febbraio, termine entro il quale gli Enti dovranno valutare se applicare o meno le misure di garanzia previste dall’art. 1, comma 859, Legge n. 145/2018.
Se non si vuole incorrere nell’obbligo di costituzione del “Fondo garanzia debiti commerciali” con conseguente rischio di congelare fino al 5% della spesa per l’acquisto di beni e servizi, occorre una puntuale e adeguata gestione dei dati presenti in Piattaforma Certificazione Crediti e una attenta gestione dei pagamenti dei propri debiti commerciali.
Si arriverà poi alla scadenza per l’approvazione del rendiconto di gestione 2020 (ad oggi fissata al 30 aprile), termine “perentorio” entro il quale gli Enti Locali dovranno inviare al Ministero Economia e Finanza anche la Certificazione della perdita di gettito connessa all’emergenza “Covid-19” per l’esercizio 2019.

Smart working
Veniamo all’altra questione incandescente: il lavoro agile o smart working, un tema su cui si sovrappongono provvedimenti volti a gestire l’emergenza con quelli strutturali legati alla “legge Madia”, la 124/2015.
Dal 1° gennaio il lavoro è passato definitivamente da modalità straordinaria a “una delle modalità ordinarie di svolgimento della prestazione lavorativa”, come ricorda l’articolo 1 del decreto ministeriale del 19 ottobre. La stessa fonte aveva stabilito che le amministrazioni pubbliche dovevano garantire il lavoro agile ad almeno il 50% del personale impiegato in attività che non necessitano della presenza fisica nel Comune. Quindi il passaggio alla modalità ordinaria è stato accompagnato da questa fase.

Il POLA
Lo scenario è in evoluzione. Un punto fermo, tuttavia, è che le amministrazioni si troveranno alle prese con il “Pola” (Piano Operativo per il Lavoro Agile), che trova la sua genesi nella legge “Madia” (in particolare nell’art. 15) e più recentemente nel Decreto del 17 luglio 2020, che all’art. 263 comma 4 bis stabilisce che “Entro il 31 dicembre di ciascun anno, le amministrazioni pubbliche redigono, sentite le organizzazioni sindacali, il Piano organizzativo del lavoro agile (POLA)”. In caso di mancata adozione, il lavoro agile si applicherà ad almeno il 30 per cento dei dipendenti che lo richiedono.
Il POLA integra e arricchisce il Piano della Performance con una sezione nella quale individuare le modalità attuative del lavoro agile nonché le misure organizzative, i requisiti tecnologici, i percorsi formativi del personale, la logica degli obiettivi assegnati e dei relativi indicatori di risultato.
Quindi, a prescindere dall’emergenza Covid-19, è senz’altro consigliabile per le amministrazioni iniziare un percorso a partire dalla costruzione di una base di dati oggettivi e misurabili consenta di progettare l’assetto strutturale del lavoro agile.

“Se a regime il lavoro avrà risvolti positivi, nel breve periodo andranno però previste spese specifiche”

I passaggi del POLA
Cosa occorrerà fare? Il primo passo consiste necessariamente nella mappatura delle attività che si possono realizzare in modalità agile, che dovrà essere almeno del 60% nel 2021. Sono i dirigenti e/o i responsabili di settore che dovranno individuare le attività che si possono svolgere con questa modalità.
Ferma restando l’autonomia organizzativa di ogni ente, sono escluse dal lavoro agile:

  • le attività dei dirigenti e dei funzionari apicali per i settori non coperti da dirigenti;
  • le attività amministrative e di coordinamento dei diversi settori strettamente necessarie a non interrompere i servizi e calibrate in rapporto alle necessità contingenti, garantendo il funzionamento delle
  • stazioni uniche appaltanti a servizio degli enti locali del territorio;
  • le attività dei servizi di protezione civile;
  • le attività di polizia locale;
  • le attività di vigilanza e direzioni lavori sui cantieri per la manutenzione degli edifici scolastici, della rete stradale e degli altri lavori di competenza;
  • le attività per le quali è necessario utilizzo di strumenti e supporti non digitali;
  • le attività di accoglienza e di supporto al funzionamento dell’ente.

Il secondo passo sarà l’adozione di un piano per lo smart working che preveda i criteri per identificare i dipendenti coinvolti e le modalità di rotazione tra di loro.

Risparmi e spese del lavoro agile
Se a regime il lavoro agile potrà avere dei risvolti positivi − sia in rapporto alla qualità della vita del personale, sia dal punto di vista del risparmio di alcuni costi (come utenze, pulizie, occupazione spazi, ecc.) − tuttavia andranno previsti delle spese specifiche nel breve termine. Infatti, dovranno essere forniti al lavoratore gli strumenti tecnologici necessari come computer portatili e smartphone.
Inoltre, a tutti i livelli si dovranno mettere in pratica adeguate misure per diffondere l’uso delle tecnologie digitali a supporto del lavoro e per il consolidamento di una struttura amministrativa basata sulle reti informatiche tecnologicamente avanzate.
È di fondamentale importanza che i software applicativi siano in “cloud”, con adeguati standard di sicurezza che riguarderanno la modalità di trasmissione dei documenti e di ogni tipo di informazione. Saranno altresì necessari investimenti per la banda larga e si dovrà valutare come riprogettare lo spazio fisico e virtuale di lavoro, attraverso la riorganizzazione e razionalizzazione dei luoghi.
È questa un’altra sfida che la pubblica amministrazione dovrà portare avanti nei prossimi mesi di concerto con le organizzazioni sindacali e prevedendo anche adeguate contrattazioni individuali.

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