Responsabile della ricerca sui pagamenti dell’Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano, Irene De Piccoli ha inoltre posizioni apicali in aziende di consulenza per la digitaliz­zazione della Pubblica Amministrazione.

 

Qual è lo stato di attuazione di pagoPA ad oggi?
Secondo gli ultimi dati diffusi da pagoPA S.p.A. (la società partecipata dallo Stato creata allo scopo di diffondere i servizi digitali in Italia) in occasione del webinar tenuto dall’Osservatorio eGovernment il 27 novembre scorso, 19.566 Enti pubblici hanno aderito formalmente a pagoPA, corrispondenti a più dell’81% del totale. È cresciuto molto il numero di enti attivi sulla piattaforma, cioè che hanno “acceso” e reso disponibili servizi di pagamento, giunti a 17.785. Dal punto di vista delle transazioni complessive effettuate, anche in questo faticoso 2020, si mantiene un pregevole tasso di crescita medio pari al 94% anno su anno. Quindi possiamo affermare che pagoPA è una realtà ormai consolidata tra le Pubbliche Amministrazioni.

In particolare, quale è la situazione per i Comuni?
Grazie alla disponibilità di pagoPA SpA, che ci ha dato accesso ai dati del loro cruscotto di monitoraggio dei pagamenti, abbiamo potuto svolgere analisi approfondite sulle transazioni che avvengono e sono avvenute sulla piattaforma. Per quanto riguarda i Comuni, nostro consueto target di indagine, la percentuale di adesione sale fino al 90%: su 7904 comuni italiani, 7.156 risultano aderenti a pagoPA. Questo numero è una sottostima poiché non tiene conto dei Comuni che delegano la gestione delle proprie entrate ad Enti riscossori o all’Unione di Comuni o alla Comunità Montana di cui fanno parte.
In termini di adesione, è chiaro il processo è quasi completo ed è per questo che la ricerca dell’Osservatorio di quest’anno ha voluto monitorare il trend di attuazione al di là delle formali procedure di adesione. Abbiamo indagato l’effettivo utilizzo da parte dei Comuni e quindi, di riflesso, da parte dei cittadini.

 

Cosa è emerso?
Per avere una fotografia dello stato di diffusione ad oggi di pagoPA abbiamo definito un indicatore, denominato tasso di penetrazione, che misura la percentuale di Comuni che hanno effettuato almeno una transazione nell’ultimo anno. Ebbene, il tasso di penetrazione nazionale è pari al 56%, al netto dei Comuni che si affidano agli Enti riscossori.
Abbiamo poi definito il tasso di utilizzo da parte dei cittadini, che misura il numero di transazioni mensili di un Ente ogni 1000 abitanti, suddiviso per i mesi trascorsi dalla prima attivazione (questo rende confrontabili comuni di dimensioni differenti e che hanno attivato il servizio in tempi diversi).
Osservando l’andamento del tasso di utilizzo annuale nazionale, dal 2016 al 2020, è evidente come i Comuni – e i cittadini – abbiano aumentato l’utilizzo di pagoPA nel corso degli anni, con un trend di crescita costante che verrà probabilmente confermato a fine 2020, a dispetto dell’influenza negativa dall’epidemia Covid.

 

 

Emergono differenze tra i comuni di piccole dimensioni e quelli più grandi?
I grafici seguenti mostrano i tassi di utilizzo e penetrazione medi per fascia di popolazione, evidenziando un dato interessante: pagoPA è utilizzato molto di più nei Comuni più piccoli. Un’ipotesi – da confermare con ulteriori indagini – è che i piccoli Comuni abbiano implementato soluzioni tecnologiche semplici (ad esempio solo pagamenti spontanei) o tramite un’unica piattaforma condivisa, senza integrare i gestionali, coprendo così in tempi rapidi tutte le tipologie di entrate gestite dall’Ente, rese disponibili all’utenza.

 

 

Quante sono le nuove attivazioni su PagoPA?
Osservando i grafici si nota il costante trend di crescita e l’accelerazione avvenuta a fine 2019 e soprattutto nel 2020: da gennaio a ottobre 2020 hanno iniziato a usare la piattaforma il 53% dei comuni in più di quelli che hanno iniziato nell’intero 2019.
Questo andamento potrebbe essere dovuto alle scadenze imposte dal governo (il divieto imposto ai PSP – banche, istituti di credito o di pagamento – di effettuare transazioni a favore di PA extra piattaforma, che era fissato a fine 2019, poi prorogato a giugno 2020 ed ora fissato al 28 febbraio 2021). Ma è sufficiente una scadenza normativa per un picco di tale portata? Sappiamo che di solito non è così. Quindi abbiamo voluto guardare agli altri attori del sistema, in particolare alle Regioni che offrono il servizio di Intermediario Tecnologico ed ai Partner tecnologici.

 

 

Cosa è emerso dai partner tecnologici? Qual è lo stato dell’arte ad oggi?
Analizzando le Regioni, ad esempio, abbiamo visto come alcune di queste presentano un andamento delle nuove attivazioni in linea con quello nazionale e con un picco di crescita rilevante nel corso dell’ultimo anno: tra queste cito il Piemonte, la Sardegna e la Provincia Autonoma di Trento, che abbiamo potuto intervistare. In tutti questi casi le scadenze normative hanno coinciso con una azione di informazione spinta e strutturata, accompagnata da una concreta offerta di servizio per gli Enti. Questo ci insegna come l’azione del Governo e degli Enti territoriali sovraordinati possano creare un mix virtuoso e vincente.
Non solo Regioni, però. Ad oggi la maggior parte dei comuni predilige il supporto di un partner tecnologico: il 48% si affida solo ad un partner, il 37% ad entrambi. Analizzando il numero di transazioni, poi, si nota una proporzione ancora più sbilanciata verso i partner, segno che quegli enti che si avvalgono di partner transano di più.
Guardando infine al numero di transazioni effettuate dai nuovi Comuni nel loro primo trimestre di attività su pagoPA, è netta la preponderanza di transazioni gestite dai partner, in media l’80%. Sembra quindi che l’attivazione coi Partner sia molto efficiente e che gli ultimi obblighi normativi siano caduti in una fase di maturità del mercato delle soluzioni e dei servizi offerti dai Partner Tecnologici.

 

Fonte di tutti i grafici: elaborazioni Oss. eGovernment su dati del cruscotto pagamenti pagoPA SpA, aggiornati al 31.10.2020

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