C’è una figura che negli enti sta avendo un ruolo sempre più importante: il Responsabile della Transizione Digitale, l’RTD. È da questo professionista che passano la creazione di nuovi servizi e l’adeguamento di quelli esistenti con i più moderni standard tecnologici, l’allineamento dell’ente agli obblighi imposti dall’amministrazione centrale per ricevere finanziamenti. Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza l’RTD sarà sempre più un gatekeeper, aprirà le porte dell’ente a finanziamenti ad hoc per la digitalizzazione. Per farlo dovrà realizzare piani e progetti di servizi non soltanto digitali ma accessibili, di facile utilizzo, funzionali e integrati con l’operatività dell’ente: vera sfida organizzativa e tecnologica per gli enti locali italiani.

Obiettivo digitale

Le transizioni digitali (Missione 1) ed ecologica (Missione 2) sono quelle che hanno ricevuto la maggior parte dei finanziamenti del PNRR.
Nella prima, soprattutto, vengono rafforzati tutta una serie di principi a cui dovrà dare attuazione proprio l’RTD. Si parla di approccio cloud first, cioè l’utilizzo di infrastrutture in rete certificate per tutti i sistemi informatici sia di back office, sia di front office. Questo è un obbligo che era già stato fissato dal Piano Triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione, che il PNRR “rafforza” prevedendo una serie di finanziamenti e interventi ad hoc.
Non è il solo intervento previsto dal Piano. In ogni ente, l’RTD ha quindi la possibilità di predisporre programmi per finanziare il piano di migrazione in cloud, l’accesso a tutti i servizi tramite SpID e CIE (se non sono stati ancora realizzati), il sistema di archiviazione dei dati al precetto del once only (la pubblica amministrazione deve evitare di chiedere ai cittadini documenti di cui è già a disposizione): questo significa conservare i dati in una piattaforma unica e condividerli con le altre amministrazioni per evitare le duplicazioni. È, in sostanza, l’applicazione di un altro principio, quello dell’interoperabilità, che come il once only era già previsto dal Piano Triennale.

Notifiche digitali

Il PNRR ha predisposto anche una linea di intervento per espandere la cittadinanza digitale. Il Piano prevede una serie di finanziamenti per rafforzare le piattaforme già esistenti (PagoPA e app IO, che negli intenti dovrà divenire il sistema unico di accesso ai servizi della pa) e per implementare l’offerta con nuovi servizi. Tra questi ha particolare rilievo la piattaforma unica di notifiche digitali. Lo Stato vuole creare un sistema di comunicazioni ufficiali unico con i cittadini, e ovviamente digitale, in modo da abbandonare progressivamente sistemi analogici e dispendiosi come le raccomandate postali. Un passo in tal senso lo si è compiuto con l’app IO, che prevede un funzionale sistema di notifiche per ora di cortesia ma che sarà ampliato s tutti i dispositivi, anche per quelli non mobile. Si tratta di un’innovazione che cambierà radicalmente l’approccio al sistema delle notifiche, sia per gli enti, che lo dovranno gestire, sia per i cittadini, che dovranno utilizzarlo. Anche l’adeguamento a questa nuova forma di notifica ufficiale spetterà all’RTD.

Scadenze in autunno

Prima di imbarcarsi quest’onere, gli RTD sono al lavoro per incombenze decisamente più stringenti. Ad esempio, per quella del 23 settembre, data in cui i Responsabili della Transizione Digitale dovrebbero aver pubblicato le dichiarazioni di accessibilità dei siti e dei servizi web dell’ente di loro competenza.
La pubblicazione è stato l’atto finale di un processo che è iniziato con l’autovalutazione riguardo le norme finalizzate a garantire l’inclusione degli utenti con disabilità, tra cui cecità e ipovisione, sordità, limitazioni motorie, disabilità del linguaggio, fotosensibilità e combinazioni tra queste. L’RTD, compiuta la ricognizione, deve dichiarare se pagine e servizi sono accessibili, parzialmente accessibili o inaccessibili. Sulla base del risultato si dovranno pianificare una serie di interventi per adeguare e implementare i servizi carenti.
Quest’anno nel modello di autodichiarazione si chiedeva se si sta utilizzando un prototipo standard o “fai da te”. Lo Stato, infatti, vuole uniformare la user experience dei servizi web delle pa italiane. Un passo in questo senso è già stato compiuto dall’AgID con il bootstrap kit, l’ultima versione del prototipo elaborata dalla stessa Agenzia e dalla community, per i siti istituzionali e tematici delle pubbliche amministrazioni.
L’altra scadenza è il 1° gennaio 2022, e riguarda l’entrata in vigore delle Linee Guida sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici. Inizialmente prevista a giugno, dopo i rilievi avanzati da associazioni di categoria ed enti, l’AgID ha deciso di posticipare al nuovo anno l’entrata in vigore di queste norme, che avranno un impatto sui sistemi di gestione e conservazione dei documenti.

“Dall’RTD dipendono la creazione di nuovi servizi e l’adeguamento di quelli esistenti”

Prepararsi al futuro

Per agevolare gli enti nella scelta dei fornitori, per accelerare i tempi e sburocratizzare le procedure legate al Codice degli appalti, con il PNRR si pensa di istituire una lista di aziende e/o soluzioni certificate e modulabili che erogano servizi in cloud, che rispettano una serie di requisiti da cui poi le pa possono attingere in modo semplificato.
In questo senso si vuole fare una sorta di analisi comparativa tra i fornitori già disponibili sul mercato.
L’ultimo investimento del PNRR è legato alle competenze digitali. Nel Piano si pone l’accento come l’Italia sia ultima in Europa riguardo le competenze digitali, sia nella pubblica amministrazione, sia tra i cittadini. Nell’ultimo rapporto del Digital Economy and Society Index (Desi), il Bel Paese è solo 24° sui 27 stati membri su cui si fa l’indagine. E uno dei punti su cui siamo più carenti è proprio la formazione del personale.
Gli RTD italiani avranno molto lavoro da fare nei prossimi anni.