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La comunità scientifica, rappresentata dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), attraverso la pubblicazione dell’ultimo Rapporto “CLIMATE CHANGE 2022 – Impatti, adattamento e vulnerabilità” (IPCC WG2 – AR6) identifica la Regione Mediterranea come una delle aree più vulnerabili e le città come dei veri “hot spot”. Il territorio italiano si è riscaldato e continuerà a riscaldarsi maggiormente della media globale, particolarmente in estate. Gli scienziati mettono in guardia: gli eventi estremi che oggi vengono percepiti come straordinari diverranno sempre più frequenti.

Ci si mette alle spalle un’estate “estrema”, caratterizzata da ondate di calore straordinarie per intensità e durata, da siccità, roghi molto più frequenti e distribuiti in tutta Italia, dalla fusione dei ghiacciai alpini, che con il disastroso evento della Marmolada ha messo a nudo la fragilità dell’ecosistema montano, fino ad arrivare alle piogge torrenziali e conseguenti allagamenti, a conferma, ancora una volta, dell’instabilità idrogeologica del nostro paese. Vi è pertanto la necessità di affiancare alle politiche di mitigazione della crisi climatica, ovvero le indispensabili misure di riduzione delle emissioni di gas serra, vere e proprie strategie di adattamento, volte a promuovere azioni necessarie ad affrontare gli impatti già in atto.

È indubbio che a livello nazionale ci sia la necessità di attuare un Piano di Adattamento ai Cambiamenti climatici, peraltro in attesa di approvazione della Valutazione Ambientale Strategica dal 2018, che sappia mettere in pratica la Strategia Nazionale approvata dal Ministero dell’Ambiente già nel 2015. È altrettanto evidente, tuttavia, che le azioni di adattamento volte a incrementare la resilienza dei nostri territori vadano perseguite a scala locale.

Clima e ruolo dei sindaci
Ancora una volta sono gli amministratori locali chiamati a dare una prova di lungimiranza e responsabilità verso le proprie comunità, investendo in veri e propri percorsi di adattamento ai cambiamenti climatici. L’urgenza e l’importanza del tema deve spingere i primi cittadini ad andare oltre ai tempi del mandato politico.
Quando si parla di clima la scala temporale si dilata, sia in termini di impatti negativi subiti, sia di risultati positivi attesi, due componenti destinate a perdurare nel tempo.

L’attuale mancanza di una cornice di pianificazione e programmazione nazionale cogente ed efficace sul tema, impone agli amministratori locali di adottare azioni di adattamento a cambiamenti climatici necessariamente inserite all’interno delle politiche e procedure amministrative consolidate. È il caso per esempio dei progetti di “rigenerazione urbana”, interventi finanziati direttamente dallo Stato, successivamente confluiti nel PNRR, ad oggi previsti fino al 2034, che rappresentano una concreta opportunità per i comuni italiani, chiamati a riqualificare intere parti di città dal punto di vista ambientale, economico e sociale.
È evidente come il tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici e della resilienza urbana si presti ad entrare in queste progettualità.

Rigenerazione urbana
Come fare per massimizzare queste opportunità di Rigenerazione Urbana, integrando una forte componente di adattamento? La fase di analisi e valutazione territoriale diviene fondamentale.
La disponibilità di quadri conoscitivi intersettoriali, diventa indispensabile per valutare vulnerabilità, impatti e rischi, per programmare gli interventi e per monitorarne i risultati. Gli enti dovranno avere a disposizione una serie di livelli informativi e di strumenti che consentano di descrivere le varie componenti territoriali in un’ottica di razionale programmazione degli interventi, supportata da dati.
Ad esempio, si possono utilizzare livelli informativi in ambiente GIS, che possano evidenziare elementi come la mappa del calore urbano, che rappresenta i valori di temperatura al suolo nelle giornate estive più calde, in modo da identificare le aree della città maggiormente vulnerabili all’isola di calore; altro elemento importante sono le infrastrutture verdi, cioè la possibilità di individuare le aree verdi e alberate presenti sul territorio, sia appartenenti al comune, che ad altri enti pubblici e ai privati, parametrando i principali servizi ecosistemici svolti (assorbimento di CO2, permeabilità all’acqua, ecc.); un altro livello informativo è l’atlante dell’uso del suolo, cioè lo strumento che classifica il suolo sulla base della tipologia di copertura, dando delle rilevanti informazioni in termini di permeabilità e quindi di vulnerabilità al rischio idrogeologico.

I vantaggi della conoscenza
Una base conoscitiva a scala locale, costruita su informazioni chiave per il raggiungimento di obiettivi di resilienza urbana, diviene per gli amministratori e i tecnici bussola che orienta le priorità d’azione e strumento di legittimazione scientifica degli interventi da implementare.
In prospettiva, il tema climatico-ambientale sarà sempre più centrale nell’azione degli enti locali e le occasioni di finanziamento sempre più selettive, a premiare quelle progettualità strutturate su basi conoscitive solide.
Gli enti che sapranno strutturare dei quadri di conoscenza efficaci potranno godere di un vantaggio competitivo nell’accesso ai finanziamenti, fondato sull’immediata disponibilità di informazioni richieste per l’applicazione al bando e per il monitoraggio dei risultati.

Architetto, responsabile Area Territorio e Ambiente di Kibernetes

Dopo un'esperienza libero professionale come architetto, entra in Kibernetes dove si occupa di pianificazione e riqualificazione del patrimonio. In questa veste contribuisce alla costante evoluzione dei progetti dei clienti, perseguendo l'obiettivo di avvicinare gli Enti a una gestione strategica del patrimonio.