Per comprendere lo stato dell’arte in merito alla gestione delle reti stradali comunali partiamo dal semplice dato della consistenza chilometrica. Delle 7.904 reti stradali comunali italiane non è disponibile un dato complessivo a livello nazionale e neppure i singoli enti locali, molto spesso, detengono un dato corretto e aggiornato. A questo aggiungiamo una valutazione sull’evoluzione delle reti infrastrutturali, con un trend in crescita del 13% negli ultimi 15 anni per le reti comunali e del 37% nell’ultimo trentennio per quelle provinciali. Se la conoscenza di un ambiente statico è importante, la consapevolezza e conoscenza di un ambiente dinamico e complesso, come quello del demanio stradale, risulta invece indispensabile per gestirlo in maniera efficace ed efficiente, apportando notevoli vantaggi in termini economici per il comune.

Titolarità e riordino

Un aspetto molto importante legato alla gestione delle strade è quello della titolarità (connesso alla responsabilità, custodia, ecc.), che molto spesso non risiede in capo all’ente, come la natura della strada richiederebbe, bensì giace ancora in capo al privato. È evidente che questa casistica, diffusa su buona parte degli enti, è strettamente connessa allo sviluppo urbanistico dei territori.
I Piani di lottizzazione di iniziativa privata con opere di urbanizzazione non correttamente cedute, da un lato, e gli espropri per pubblica utilità non perfezionati, dall’altro, rappresentano i principali ambiti di complessità nella gestione del demanio strade.
Gli Uffici Tecnici, a fronte dello sviluppo della rete stradale comunale avvenuto negli anni, si trovano un patrimonio molto «parcellizzato» e talvolta non corretto nella titolarità. Questo implica in primo luogo un disallineamento cartografico che comporta un appesantimento delle banche dati catastali dei terreni di proprietà comunale a discapito della partita demanio stradale e, in secondo luogo, il rischio di ricadere in situazioni di possibile danno erariale e/o contenzioso, oltre che trovarsi a gestire in maniera poco efficiente e talvolta inefficace le manutenzioni straordinarie e le nuove opere infrastrutturali.
Per superare la complessità del tema, gli enti dovranno avviare un vero e proprio processo di riordino, basato sulla conoscenza puntuale delle casistiche che si sono sedimentate negli anni.

Cosa fare per riordinare

Il processo deve affrontare tre aspetti principali: quello cartografico-catastale al fine di riallineare le particelle di terreno alla “partita 5” del demanio stradale; la titolarità per ottenere una rete stradale di proprietà dell’ente e, infine, l’utilizzo e classificazione per gettare le basi di un vero e proprio catasto strade come previsto dalla normativa.
Il percorso operativo può essere suddiviso in tre step. Il primo, di natura ricognitiva, volto ad identificare su base catastale ogni singola particella appartenente al demanio stradale sia in proprietà dell’ente che in proprietà privata. Il secondo step permette di analizzare tutte quelle situazioni legate a titolarità privata per comprenderne l’origine e la natura attraverso l’analisi degli atti al fine di certificarne la reale proprietà. In ultimo, il terzo step si concretizza con la predisposizione di uno stradario in ambiente GIS che localizza sul territorio la rete viabilistica gettando le basi per il Catasto Strade, obbligatorio ai sensi di legge (art. 13 comma 6 del Codice della Strada).

“Gli enti dovranno avviare un processo di riordino, basato sulla conoscenza delle casistiche sedimentate negli anni”

Cosa fare in caso di mancata titolarità di un bene

Il legislatore mette a disposizione dell’ente diversi strumenti atti a sanare le discrasie stratificate nel corso del tempo.
Sicuramente il più utilizzato ed efficace è costituito dall’applicazione della legge 448 del 1998 (detto anche usucapione amministrativo), attraverso il quale è possibile accorpare al demanio stradale tutte quelle porzioni di terreno che, rispettano un doppio requisito sia di natura oggettivo legato all’uso pubblico ventennale del bene, sia soggettivo, attraverso il consenso scritto dell’attuale proprietario a cedere gratuitamente il bene.
Altro strumento è legato in “extrema ratio” all’utilizzo dell’art. 58 del Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni.
Dal punto di vista giuridico è uno strumento dichiarativo ma si è consolidato nel tempo come strumento ai fini acquisitivi.

I vantaggi nel procedere con il riordino

I vantaggi sono evidenti fin dalle prime fasi del processo.
Infatti, già con il riordino cartografico-catastale l’ente ottiene un risparmio in termini di tributi consortili, oltre che dei database catastali più snelli e gestibili.
La componente di risparmio, strutturale e soggetta ad incremento negli anni, contribuisce alla sostenibilità finanziaria delle attività di riordino successive.
Il riallineamento delle titolarità consente di ridurre il rischio di danno erariale e contenzioso, di ottenere una gestione più efficiente ed una corretta imposizione tributaria verso i cittadini.
Infine, la caratterizzazione e classificazione del demanio stradale garantisce maggior capacità di programmazione delle opere di manutenzione e monitoraggio.

Architetto, responsabile Area Territorio e Ambiente di Kibernetes

Dopo un'esperienza libero professionale come architetto, entra in Kibernetes dove si occupa di pianificazione e riqualificazione del patrimonio. In questa veste contribuisce alla costante evoluzione dei progetti dei clienti, perseguendo l'obiettivo di avvicinare gli Enti a una gestione strategica del patrimonio.

Architetto di Kibernetes

Architetto specializzato in Progettazione Urbana, dopo la laurea all'Università degli studi Roma Tre, si è inserito nel team Patrimonio di Kibernetes, dove svolge il ruolo di consulente junior per gli enti clienti del gruppo. Esperto nelle fasi tecniche volte a mappare il patrimonio immobiliare, fasi propedeutiche alla revisione straordinaria. Si occupa, inoltre, dell'analisi e monitoraggio delle Opere Pubbliche degli Enti Locali.