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Dal contraddittorio preventivo ai nuovi obblighi di motivazione: tutte le ripercussioni sull’ufficio tributi

 

Le modifiche introdotte dal D. Lgs. 219/2023 sono destinate a rappresentare un cambiamento epocale per l’ufficio tributi, per la sua organizzazione e per tutti quei processi ormai consolidati. Le principali sfide arrivano dal contraddittorio preventivo, dal rinnovato potere di autotutela e dai nuovi obblighi di motivazione degli atti. Le novità sono destinate ad avere un impatto significativo anche sui costi connessi alle attività di accertamento e riscossione.
Il “nuovo” Statuto, per quanto adattato sui tributi erariali, rappresenta oggi un principio generale dell’ordinamento e, come tale, va applicato anche ai tributi locali, determinando la necessità di ripensare l’organizzazione degli uffici fin da subito. Per quanto per i tributi erariali sembrerebbe prorogata l’entrata in vigore al 30 aprile, per i tributi locali, invece, il dies a quo non può che rintracciarsi nel 18 gennaio 2024 (salvo poi le integrazioni che deriveranno dal D. Lgs. 13/2024).

Le novità per l’Ufficio Tributi

Se per certi versi la riforma dello Statuto del Contribuente può rappresentare anche per gli enti locali un’importante opportunità per rivedere i rapporti con i cittadini fino ad incentivare ogni forma di riscossione spontanea, per altri le nuove previsioni sul contraddittorio e sul potere di autotutela genereranno inevitabilmente criticità gestionali di non poco conto (basti pensare alla notifica dell’avviso di accertamento esecutivo successiva alla notifica dell’invito al contraddittorio e a tutti quei casi in cui occorrerà ricorrere alla motivazione rafforzata).
Le principali criticità da rilevare, inutile negarlo, sono relative al significativo aumento della diversificazione degli atti, alla motivazione rafforzata, necessaria in tutti quei casi in cui l’ufficio tributi intenda accogliere in parte o non accogliere le osservazioni prodotte dal contribuente nella fase del contraddittorio preventivo, alla duplicazione delle attività di sportello e di riscossione nei casi di applicazione del contraddittorio e all’esercizio del potere di autotutela ex art. 10-quater e 10-quinquies oltre che dei ricorsi contro eventuali dinieghi.

Il contraddittorio preventivo

L’art. 6-bis è la vera rivoluzione, a maggior ragione per i tributi locali, dettata dal fatto che tutti gli atti autonomamente impugnabili dinanzi alla giurisdizione tributaria sono preceduti dal contraddittorio informato ed effettivo, a pena di annullabilità, fatta eccezione che per gli atti automatizzati, sostanzialmente automatizzati, di pronta liquidazione e di controllo formale delle dichiarazioni.
In tutti i casi di applicazione del contraddittorio, gli Enti Locali inviano, in via preliminare, lo schema di atto assegnando almeno 60 giorni per presentare controdeduzioni o per fare richiesta di accesso agli atti. Soltanto successivamente il Comune potrà emettere l’avviso di accertamento esecutivo che, nel caso in cui fossero proposte osservazioni, dovrà essere motivato sulla base delle osservazioni del contribuente e dovrà riportare le ragioni giuridiche e di fatto che hanno condotto al mancato accoglimento.
Attenzione anche ai termini di decadenza. Se la scadenza del termine di 60 giorni dalla data di notifica dell’invito al contraddittorio è successiva al termine di decadenza per l’emissione dell’atto ovvero se fra la scadenza del termine assegnato per l’esercizio del contraddittorio e il predetto termine di decadenza decorrono meno di centoventi giorni, tale ultimo termine è posticipato al centoventesimo giorno successivo alla data di scadenza del termine di esercizio del contraddittorio.

L’esercizio del potere di autotutela

Con l’art. 10-quater debutta l’autotutela obbligatoria. Gli enti sono obbligati all’esercizio del potere di autotutela, anche senza istanza di parte e anche in caso di atti divenuti definitivi (a meno che non sia intervenuta una sentenza passata in giudicato o non sia trascorso più di un anno dalla definitività dell’atto), in tutti i casi di manifesta illegittimità per errore di persona o di calcolo, sul presupposto d’imposta o per l’individuazione del tributo, per mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti, o per mancanza di documentazione anche se sanata successivamente ma entro i termini di decadenza. Con il successivo art. 10-quinquies, il legislatore disciplina le ipotesi di autotutela facoltativa, esercitabile sia nei casi previsti dall’art. 10-quater successivamente al termine di un anno dalla definitività dell’atto, sia in ulteriori ipotesi di illegittimità e infondatezza degli atti.
Di particolare rilievo, proprio per quanto attiene al potere di autotutela, le modifiche introdotte dal D. Lgs. 220/2023 all’art. 19 del D. Lgs. 546/1992, modifiche che rendono il diniego all’istanza in autotutela atto autonomamente impugnabile. E, infatti, il ricorso può essere proposto anche avverso il rifiuto espresso o tacito all’istanza in autotutela ex art. 10-quater e contro il rifiuto espresso all’istanza ex art. 10-quinquies.

Esperto Servizio Tributi e Fiscalità Attiva di Kibernetes | Website | + articoli

Laureato in Economia Aziendale e Management all'Università degli Studi di Napoli "Federico II" con specializzazione in Economia delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche, è responsabile dell'area fiscalità attiva e tributi della sede di Napoli