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Il comune siracusano ha usato l’anticipazione di tesoreria come mezzo per una gestione più efficiente

 

La normativa vigente sul dissesto finanziario degli enti locali risulta essere ormai “obsoleta” e in alcuni casi non dà precise indicazioni comportamentali determinando in questo modo differenti interpretazioni e quindi diverse procedure operative attuate. Questo è il caso della gestione dell’anticipazione di tesoreria non rimborsata entro il 31/12 dell’anno di dichiarazione del dissesto, la cui norma prevede all’art. 255 comma 10 del TUEL che “Non compete all’organo straordinario di liquidazione l’amministrazione delle anticipazioni di tesoreria di cui all’articolo 222, delle anticipazioni di liquidità previste …”.

Tale stringato dettato normativo non evidenzia in modo chiaro se l’anticipazione di tesoreria non rimborsata nell’ultimo anno di bilancio deliberato, la cui gestione dei crediti e debiti è a carico dell’organo straordinario di liquidazione, debba essere intesa a carico all’ente solo in termini di cassa, tramite il pagamento a residuo del debito restante, o anche in termini di risanamento prevedendo all’interno dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato risorse in grado di coprire tale deficit.

Un caso pratico si è presentato nel Comune di Rosolini, in provincia di Siracusa, che in chiusura dell’esercizio 2018 non è riuscito a rimborsare l’intera anticipazione di tesoreria erogata nell’anno. L’ente ha quindi provveduto a regolarizzare il debito tramite il pagamento in conto residuo delle somme dovute nel 2019, primo anno di ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato. All’interno dell’ipotesi di bilancio, non ha ritenuto opportuno prevedere nessuna posta in uscita da ripianare, pari all’importo dell’anticipazione di tesoreria già rimborsata a valere sui residui. Tale comportamento non è stato ritenuto corretto dall’organo di revisione, che ha dato parere sfavorevole all’ipotesi ma il Ministero degli Interni, a cui il Comune ha inoltrato un interpello, ha confermato la correttezza dell’operazione contabile.

Approfondimento

Nell’ambito del risanamento finanziario degli enti locali, la procedura del dissesto finanziario comporta diverse criticità e prospettive contrastanti e divergenti gestite attraverso un iter amministrativo, che coinvolge due soggetti come meglio individuati nell’art. 245 del TUEL:

  • l’Organo Straordinario di Liquidazione (OSL), che ha il compito di “provvedere al ripiano dell’indebitamento pregresso”;
  • gli organi istituzionali dell’ente, che hanno il compito di assicurare “condizioni stabili di equilibrio della gestione finanziaria, rimuovendo le cause strutturali che hanno determinato il dissesto”.

Proprio tra i compiti a carico dell’ente c’è l’attenta disamina e applicazioni di quelle norme che consentono di stabilire le corrette procedure affinché si possa giungere ad un risanamento.
Nell’ambito del caso pratico del Comune di Rosolini è bene evidenziare alcuni riferimenti normativi che chiariscono la correttezza dell’operato.

È evidente che l’indebitamento dell’ente scaturisce da una grave indisponibilità di cassa. Per tale motivo, ai sensi dell’art. 222 del TUEL, l’Amministrazione fa ricorso al tesoriere per una mera “provvista di fondi” di liquidità momentanea. Questa operazione non costituisce un indebitamento, come previsto dall’art. 3 c. 17 della L. 350/2003, che recita “Non costituiscono indebitamento, agli effetti del citato art. 119 (della Costituzione), le operazioni che non comportano risorse aggiuntive, ma consentono di superare, entro il limite massimo stabilito dalla normativa statale vigente, una momentanea carenza di liquidità e di effettuare spese per le quali è già prevista idonea copertura di bilancio”. Inoltre, tali somme, come prevede la norma contabile, devono essere restituite entro lo stesso esercizio nel quale sono state utilizzate. L’eventuale mancato rimborso dell’anticipazione utilizzata entro l’esercizio finanziario, comporta la costituzione di un residuo passivo per l’importo non rimborsato (FAQ ARCONET n.29).

Nell’ambito della procedura di risanamento, la contabilizzazione dell’anticipazione di tesoreria non restituita alla data del 31/12 dell’anno precedente a quello dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato non rientra nella gestione dell’OSL. Tale principio è stato introdotto dall’articolo 1 comma 878 della Legge 27 dicembre 2017 n. 205 che ha modificato il disposto dell’art. 255, comma 10, del TUEL, aggiungendo tra le competenze sottratte alla gestione dell’organo straordinario di liquidazione, l’amministrazione delle anticipazioni di tesoreria.

Ciò premesso è evidente che l’eventuale dell’anticipazione di tesoreria non restituita per mancanza di liquidità è:

  • di competenza dell’ente
  • non costituisce indebitamento
  • è un debito finanziario puro (esiste un residuo passivo)
  • non presenta la natura temporale prevista per il rimborso di prestiti o di “anticipazioni di liquidità ai sensi del d.l. 35/2013 e s.m.i” in quanto non esiste un piano d’ammortamento pluriennale per l’estinzione ma anzi è attesa nello stesso esercizio d’erogazione
  • non è un debito da allocare quale disavanzo di amministrazione da ripianare negli anni compresi nell’ipotesi di bilancio.

Contabilmente, quindi, il Responsabile del servizio finanziario deve emettere un mandato di pagamento a residuo a copertura dell’importo non restituito, al fine di chiudere e pareggiare il debito insorto a seguito dell’anticipazione nell’annualità precedente. Tale procedura operativa trova pieno riscontro nella nota di interpello ministeriale che ha ribadito la corretta condotta contabile del Comune di Rosolini.

Responsabile Servizi Consulenziali e Fiscalità Passiva di Kibernetes Palermo | + articoli

Responsabile Servizi consulenziali e Fiscalità passiva Kibernetes Palermo

Nicolò Benfante
Dottore commercialista e revisore contabile | + articoli