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Con l’istituto del contraddittorio nello statuto del contribuente si sancisce il diritto del cittadino a partecipare in modo attivo e informato a un procedimento che lo vede coinvolto

 

Con l’introduzione dell’istituto del Contraddittorio, ad opera dell’art. 6-bis della legge 27.7.2000 n. 212, si sancisce il diritto del contribuente a partecipare in modo attivo e informato a un procedimento che lo vede coinvolto nella definizione di tutti gli atti fiscalmente rilevanti autonomamente impugnabili. Ciò implica che tutte le parti interessate debbano avere la possibilità di presentare le proprie argomentazioni, offrire prove e confutare quelle presentate dalla controparte e comprendere meglio le ragioni dietro l’emissione di un accertamento fiscale proposto dalle autorità.
Questo percorso può contribuire a una maggiore trasparenza nel processo e ridurre i malintesi o le interpretazioni erronee, che potrebbero altrimenti portare a contenziosi.
Sulla base di tale previsione normativa, si potrebbe sostenere che il contraddittorio endoprocedimentale rivesta un’importanza cruciale soprattutto per gli enti locali, che spesso con pochi strumenti e poco personale cercano di svolgere un ruolo di prima linea nell’assicurare equità e trasparenza nelle attività di recupero base imponibile.
Non è infatti un caso che il nuovo Statuto del contribuente (D.Lgs. 30 dicembre 2023, n. 219, in attuazione della legge 9 agosto 2023, n. 111,) ne abbia previsto l’obbligatorietà. In particolare, il nuovo articolo 6-bis prevede che gli atti autonomamente impugnabili dinanzi agli organi della giurisdizione tributaria siano preceduti, a pena di annullabilità, da un contraddittorio informato ed effettivo.

 

L’approccio compliance

Il contraddittorio preventivo si inserisce a pieno titolo nell’approccio compliance. Migliorare la compliance fiscale non solo aumenta la base imponibile e la riscossione delle imposte, ma contribuisce anche a promuovere l’equità e la fiducia nel sistema fiscale complessivo.

L’applicazione di tali approcci (di cui il contraddittorio preventivo costituisce l’ultima novità) contribuisce a rafforzare la fiducia pubblica nell’operato dei comuni e a garantire la legittimità delle decisioni, poiché dimostra che queste sono state prese in modo trasparente, equo e dopo aver considerato le opinioni e le preoccupazioni delle parti interessate. Infatti, quando i contribuenti hanno l’opportunità di rappresentare le proprie istanze dinanzi agli uffici competenti, sono più propensi ad accettare le decisioni finali, le cui ripercussioni positive si sostanziano in importanti benefici.

I vantaggi per l’ente

Tra i vantaggi per l’ente, assume un particolare rilievo l’aumento delle entrate fiscali. Infatti, un maggior numero di contribuenti che adempiono ai propri obblighi in modo corretto e tempestivo fa conseguire un aumento delle entrate fiscali complessive destinate al finanziamento dei servizi pubblici, degli investimenti e della spesa pubblica.
Importante anche la riduzione dell’evasione fiscale, che consente all’ente di recuperare risorse finanziarie che altrimenti sarebbero sfuggite al suo controllo.
L’equità fiscale che ne deriva mira a garantire una distribuzione equa del carico fiscale. Quando tutti i contribuenti pagano le tasse in base alla loro capacità economica si riduce il risentimento e l’insoddisfazione da parte di coloro che si sentono penalizzati dall’evasione fiscale di altri.

Sicuramente degno di segnalazione è, inoltre, il miglioramento della gestione delle risorse con cui l’ente può investire in infrastrutture, servizi, istruzione, sanità e altri settori legati allo sviluppo e al benessere della collettività.

La riduzione del contenzioso e risoluzione anticipata delle controversie che consente ai contribuenti di comunicare con le autorità fiscali prima dell’emissione di notifiche ufficiali, offre l’opportunità di risolvere disallineamenti e/o errori in modo rapido ed efficace, senza ricorrere all’avvio di procedure di contenzioso più formali e dispendiose. Sotto questo profilo, appaiono corroboranti i dati della “Relazione sul monitoraggio dello stato del contenzioso tributario e sulle attività delle Commissioni Tributarie”, del Dipartimento della Giustizia Tributaria del MEF, secondo cui, nel periodo di osservazione 2017-2021, i ricorsi pervenuti presso le CTP e CTR passano da 211.515 del 2017 a 120.511 del 2021, contribuendo ad alleggerire considerevolmente il lavoro della Giustizia Tributaria.

In sintesi, applicare l’istituto del contraddittorio preventivo, all’interno delle pratiche di compliance è essenziale per garantire un flusso costante di entrate fiscali, promuovere l’equità e la trasparenza nel sistema fiscale, azzerare il contenzioso tributario e garantire la sostenibilità finanziaria dell’ente nel lungo periodo.

L’istituto del contraddittorio preventivo obbligatorio troverà piena applicazione a seguito dell’emanazione del decreto ministeriale che elencherà le fattispecie in cui il diritto al contraddittorio diventi esperibile e quelle per cui se ne esclude l’applicabilità. In ogni caso, fino al 30 aprile 2024 restano invariate le modalità procedurali di contraddittorio tradizionalmente disciplinate nella legislazione vigente. Particolarmente per i comuni, in ambito di recupero dei tributi maggiori, l’individuazione di tale data rappresenta un orizzonte temporale di fondamentale importanza perché consentirà loro di prepararsi adeguatamente nell’individuazione delle casistiche non soggette all’obbligo di contraddittorio preventivo. Compongono infatti la parte più rilevante dell’azione di recupero degli enti locali gli atti automatizzati o sostanzialmente automatizzati, nonché quelli di pronta liquidazione e di controllo formale delle dichiarazioni.

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Referente di progetto, Area Tributi, Kibernetes