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L’incremento dei prezzi avrà ripercussioni sulla redazione del Piano Economico Finanziario dei Rifiuti

Lo scenario economico di questo ultimo periodo è stato caratterizzato da un generalizzato aumento dei prezzi, particolarmente significativo
con riferimento ai fattori della produzione e alla materia energetica.
Una situazione in decisa controtendenza rispetto all’ultimo decennio, nel quale i prezzi sono risultati tendenzialmente stabili, con variazioni generalmente ininfluenti o comunque scarsamente impattanti. Un simile incremento avrà inevitabilmente delle ripercussioni importanti  anche nell’ambito della redazione del Piano Economico Finanziario dei rifiuti, adempimento che quest’anno sarà effettuato dai comuni in  sede di cosiddetta revisione biennale per gli anni 2024-2025.

AUMENTI INEVITABILI

Il 3 agosto, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente ha adottato la Delibera 389/2023/R/rif con la quale ha definito le regole e le procedure per l’aggiornamento biennale delle entrate tariffarie di riferimento.
I principali elementi di novità contenuti nelle disposizioni regolatorie afferiscono proprio alla gestione della dinamica di aumento dei prezzi, con particolare riferimento a due aspetti:

  • l’adeguamento monetario, tramite la previsione di un tasso d’interesse pari al 4,5% nel 2023 e al 8,8% nel 2024, da applicare ai costi rilevati dalle fonti contabili obbligatorie a consuntivo di due anni precedenti, in conformità ai principi fondanti della regolazione;
  • l’aggiornamento del limite alla crescita annuale delle tariffe, attraverso l’introduzione di un nuovo coefficiente, denominato CRIₐ, che  può essere valorizzato con riferimento ai maggiori oneri sostenuti per il servizio di gestione dei rifiuti nel biennio 2022-2023 riconducibili alla dinamica inflazionistica.

È di immediata lettura come la rappresentazione di maggiori costi all’interno del PEF comporterà un inevitabile aumento delle tariffe TARI. Del resto, la norma istitutiva del tributo prevede esplicitamente che il comune sia obbligato in ogni caso ad assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio relativi al servizio rifiuti (art. 1 comma 654 legge 147/2013). È opportuno sottolineare che gli  incrementi saranno ancor più significativi per tutti gli enti che nel 2023 non hanno proceduto alla revisione infra periodo del piano,
che in sede di revisione biennale sconteranno anche gli aumenti non ancora assorbiti nell’ultimo anno. Infatti, l’Autorità nel MTR-2 ha
previsto la possibilità di procedere alla revisione infra periodo del piano quadriennale soltanto laddove motivata da eventi eccezionali e imprevedibili, in grado di compromettere gli obiettivi definiti nel piano stesso, e di conseguenza l’equilibrio economico-finanziario, escludendo da questi la mera dinamica inflazionistica.

GLI STRUMENTI

In uno scenario così complesso, quali sono quindi gli strumenti a disposizione del comune per controbilanciare l’aumento delle entrate tariffarie o per attenuarne gli effetti in termini assoluti? Senza dubbio la risposta a questa domanda non è semplice.

Sicuramente è possibile lavorare su due aspetti: governance ottimale degli strumenti offerti da normativa e regolazione per gli adempimenti della TARI.
È indispensabile una gestione attenta e scrupolosa nell’elaborazione del piano economico finanziario, e soprattutto nella determinazione consapevole di alcune poste che determinano la riduzione delle entrate tariffarie o, ancora meglio, una copertura dei costi del servizio rifiuti
alternativa al gettito tariffario.
Il riferimento specifico è alle entrate art. 1.4 della Determina ARERA 2/2021, la cui valorizzazione non si è modificata con la richiamata Delibera 389/2023 e continuano ad assumere grande rilevanza nella regolazione.
L’Autorità prevede infatti che dal totale dei costi del PEF siano sottratte le somme relative a:

  • il contributo del MIUR per le istituzioni scolastiche statali ai sensi dell’articolo 33 bis del decreto legge 248/07;
  • le entrate effettivamente conseguite a seguito dell’attività di recupero evasione;
  • le entrate derivanti da procedure sanzionatorie (afferenti ad esempio l’errato conferimento dei rifiuti);
  • le ulteriori partite approvate dall’ente territorialmente competente

Con particolare riferimento alle entrate da recupero evasione, successivi chiarimenti applicativi hanno stabilito che per la loro valorizzazione
occorre ragionare in termini di: qualificazione come extra-gettiti e somme effettivamente riscosse; individuazione con un orizzonte temporale pluriennale; imputazione nel PEF come posta previsionale.

Incentivare e favorire progetti  di recupero per l’emersione e il contrasto dei fenomeni evasivi/elusivi, finalizzati all’allargamento della base imponibile, in relazione all’individuazione di nuove utenze e al recupero di maggiori superfici. Soltanto all’esito di queste attività sarà  possibile ripartire i costi su una più ampia platea di utenze, in termini sia di quota variabile che fissa, perseguendo nel miglior modo possibile il principio di equità sociale che si traduce nel concetto di ‘pagare tutti per pagare meno’.

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Esperto in gestione dei Tributi locali