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L’Itas 4 stabilisce le modalità per il trattamento contabile delle immobilizzazioni materiali per informare gli utilizzatori del bilancio di esercizio sugli investimenti in essere e sulle variazioni intervenute

 

Nell’ambito delle novità del nuovo sistema contabile accrual, gli Itas rappresentano i principi contabili attraverso i quali si intende integrare la contabilità finanziaria pubblica con un sistema economico patrimoniale che la avvicini all’impostazione contabile privatistica. L’Itas 4 stabilisce le modalità per il trattamento contabile delle immobilizzazioni materiali per informare gli utilizzatori del bilancio di esercizio sugli  investimenti in essere e sulle variazioni intervenute nel corso della gestione. La direzione intrapresa è quella di un bilancio di esercizio che fornisca una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, supportata da una nota integrativa arricchita di contenuti esplicativi oltre che dal ritorno all’esplicita distinzione tra patrimonio disponibile e indisponibile. Questo avviene in un contesto in cui la gestione del patrimonio diventa punto fondamentale della buona amministrazione della res publica.

LE NOVITÀ

Uno dei cambiamenti sostanziali riguarda l’individuazione di quali beni inserire a patrimonio. È necessario ragionare sulla possibilità
che l’inserimento e quindi la contabilizzazione a bilancio di un bene possa avvenire pur non avendone la proprietà, purché sia comunque presente un altro valido titolo giuridico che confermi il suo controllo effettivo, inteso come la capacità di utilizzare la risorsa (o di indirizzarne l’utilizzo da parte di terzi) in modo da godere di benefici economici o di servizio, come la capacità di contribuire al conseguimento degli  obiettivi di un’amministrazione pubblica.
È evidente la rilevanza del segnale di cambiamento, peraltro perfettamente in linea con quanto richiesto dal MEF in relazione all’adempimento articolo 2, comma 222, della legge 191/2009, che dallo scorso anno ha rimarcato l’attenzione sui beni di terzi (cioè di proprietà di altre PA) in uso presso l’ente, la cui detenzione deve essere comunicata sul Portale riportando una serie di informazioni, come il tipo di contratto in essere, la gratuità o onerosità prevista, decorrenza e scadenza, ecc. Parallelamente in nota integrativa è prevista l’indicazione dei beni di proprietà dell’amministrazione in uso presso altri enti che li possiedono.

GLI INVESTIMENTI

Altro tema innovativo riguarda gli investimenti immobiliari intesi come beni non utilizzati per lo svolgimento delle attività istituzionali dell’ente bensì funzionali al conseguimento di rendite o di canoni di locazione.

Dopo la rilevazione iniziale, questi beni possono essere patrimonializzati a valore di mercato. Per consentire un trasferimento dalla tipologia
“investimento immobiliare” a “bene strumentale” o viceversa, non è sufficiente una dichiarazione di intenti ma è necessario un cambiamento
reale nella destinazione d’uso del cespite. Tra l’altro, l’eventuale differenza tra il precedente e il nuovo valore va trattato come una svalutazione o rivalutazione. Ampio spazio è dedicato ai commenti sugli investimenti immobiliari in nota integrativa. Tra i contenuti più significativi è necessario ricordarne due:

  1. l’indicazione delle modalità di definizione del valore di mercato (che a causa della natura del bene può anche non aver riscontro con  effettivi dati di mercato confrontabili);
  2. l’indicazione dell’ammontare dei fitti attivi e delle spese di gestione (incluse manutenzioni e riparazioni inserite a Conto Economico) distinguendo le spese relative a cespiti che hanno contribuito a generare entrate rispetto alle spese riferite a cespiti che non hanno generato fitti attivi nel periodo.

Tra gli investimenti immobiliari non rientrano i beni destinati alla vendita: in tale circostanza si dovrà operare un’uscita del bene dalle immobilizzazioni e il relativo inserimento come rimanenze (Itas 10 non ancora approvato). Si immagina che possa essere utile allo scopo, come comportamento esplicitamente attuativo dell’intenzione dell’ente di “liberarsi” del bene, l’inserimento nel Piano delle Alienazioni
e Valorizzazioni, allegato obbligatorio al DUP, nella forma di “disponibilità alla vendita”.

 

GLI HERITAGE ASSET

Gli Heritage asset sono i beni con particolare importanza storica, culturale o ambientale normati ai sensi dell’art. 128 del Decreto Legislativo
22 gennaio 2004 n. 42 Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e non soggetti ad ammortamento, considerata la loro durata indefinita.
Un primo concetto innovativo da sottolineare è la distinzione tra attività del patrimonio culturale non operative, possedute per la loro valenza culturale ma svincolate da aspetti di accessibilità, e attività del patrimonio culturale operative, impiegate nell’erogazione di servizi in quanto beni strumentali e quindi fruibili. Tale differenza incide sulla scelta del criterio di valutazione e richiede informazioni aggiuntive. Escludendo il caso in cui il bene sia acquisito dall’ente a titolo oneroso (in tal caso vale l’applicazione del criterio di valutazione del valore iniziale pari al costo), se il bene è acquisito senza corrispettivo ed è inquadrabile con natura operativa e fruibile potrà essere calcolato ed attribuito il valore di sostituzione o il valore d’uso.

La portata degli heritage asset all’interno degli Itas 4 trova ulteriore conferma nello spazio previsto in nota integrativa dove, oltre ad un dettaglio di informazioni riferite ai beni del patrimonio culturale iscritti a bilancio (dalla data di prima iscrizione al criterio di valutazione adottato) si dovrà arricchire il documento anche con riferimento ai beni del patrimonio culturale posseduti, con particolare attenzione alle forme di gestione, all’accessibilità onerosa o libera, alle politiche condotte dall’ente con relativo budget destinato all’acquisizione, manutenzione, gestione o dismissione.

Se da un lato è evidente la direzione verso un’esposizione chiara e trasparente dei dati patrimoniali nei prospetti contabili è tuttavia necessario ribadire che questi obiettivi saranno veramente tali solo se l’ente avrà cura di programmare un’approfondita verifica delle immobilizzazioni materiali, in proprietà o in possesso e se riuscirà ad impostare un processo gestionale del patrimonio immobiliare efficiente così da trarne anche benefici strategici.

 

 

Responsabile Area Inventario e Patrimonio di Kibernetes | + articoli