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L’attività libero professionale intramuraria ha rappresentato un’àncora di salvezza per poter effettuare le visite specialistiche in tempi congrui. La sua corretta gestione può aiutare a superare il problema dei tempi lunghi delle liste d’attesa

 

L’attività libero professionale intramoenia negli ultimi anni ha rappresentato una delle àncore di salvezza, insieme al settore privato, per poter effettuare delle visite mediche specialistiche in tempi decisamente ridotti a causa della lunghezza delle liste di attesa del Servizio Sanitario Nazionale. Se infatti si chiama qualunque struttura ospedaliera pubblica per prenotare una prestazione, ci si sentirà rispondere che le liste di attesa sono lunghissime e che gli appuntamenti possono essere presi a distanza di svariati mesi.

Da un’indagine svolta da Crea-FpCgil “Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali” del 2018, emerge proprio questo aspetto. Nonostante la datazione non recente della ricerca e i numeri non aggiornati, nella descrizione del fenomeno e nelle linee di tendenza l’indagine Crea-FpCgil è quanto mai valida. Anzi, probabilmente fotografa una condizione ottimistica rispetto a quella che vivono oggi i pazienti. A distanza di cinque anni e dopo la gestione di una pandemia che ha profondamente inciso sull’assetto organizzativo e sulle priorità diagnostiche, le tempistiche e i numeri attuali è noto siano decisamente peggiori rispetto a quelli qui riportati.

Secondo Crea-FpCgil, i tempi di attesa vanno, a seconda delle prestazioni dai 23 giorni ai 112, ovviamente si tratta di prestazioni senza esplicita indicazione di urgenza (che andrebbero svolte entro 72 ore in caso di prestazioni urgenti o entro 10 giorni se si tratta di prestazioni da fornire in tempo breve. Le prestazioni differibili invece si dovrebbero realizzare tra i 30 e i 60 giorni e quelle programmate entro 120) e riferite solo ad alcune Regioni. Il dato è comunque significativo e in alcune realtà i tempi di attesa sono decisamente elevati.

 

 

Proprio a causa di questa problematica, accanto alle prestazioni effettuate con SSN sono notevolmente aumentate le richieste di prestazioni in intramoenia e del settore privato. Il sistema sanitario italiano ha sicuramente costi molto contenuti per gli utenti rispetto a quelli di altri paesi, ma questo potrebbe anche essere uno dei motivi dei forti rallentamenti nelle prestazioni, che quindi costringono gli utenti a ricorrere al privato o all’Intramoenia. Il privato oltre ad avere tempi molto più brevi rispetto al pubblico ha in buona sostanza costi in linea o comunque sovrapponibili con quelli dell’intramoenia. Il report Crea-FpCgil ha dato evidenza di questo aspetto.

 

A questo punto è importante porsi alcune domande: è giusto dover far ricorso a prestazioni a pagamento per ridurre i tempi di attesa? Sarebbe forse opportuno ridurre le tariffe Intramoenia per contrastare la concorrenza del privato?

 

Gli attacchi che vengono fatti alla libera professione intramoenia sono del tutto infondati

 

L’Intramoenia è sicuramente un’attività di rilievo per il SSN, questa infatti può dare prestigio alle varie strutture pubbliche che, anche grazie all’offerta intramoenia, possono vantare all’interno del loro organico medici di notevole spessore ed inoltre aumentare l’efficienza nelle prestazioni. Gli attacchi che vengono fatti alla libera professione intramoenia, accusata di occupare spazi destinati alle cure pubbliche con il conseguente allungamento delle liste di attesa, se ci si basa sulle disposizioni che regolano tale attività, sono del tutto infondati. Infatti, ci sono regole rigide sulle modalità attraverso le quali attuare la libera professione intramoenia: “per assicurare un corretto ed equilibrato rapporto tra attività istituzionale e corrispondente attività libero professionale, e al fine di concorrere alla riduzione progressiva delle liste di attesa, quest’ultima non può comportare, per ciascun dipendente, un volume di prestazioni superiore a quello assicurato per i compiti istituzionali. L’attività istituzionale deve essere prevalente rispetto a quella libero professionale, che viene esercitata nella salvaguardia delle esigenze del servizio e della prevalenza dei volumi orari di attività necessari per i compiti istituzionali”.

 

L’intramoenia è sicuramente attività di rilievo per il SSN. Può dare prestigio alle strutture pubbliche che possono vantare all’interno del loro organico medici di spessore e aumentare l’efficienza nelle prestazioni

 

L’obiettivo è quindi quello di preservare l’attività Intramoenia e fare in modo che il ricorso ad essa non sia più una necessità legata ai tempi di attesa, ma una scelta personale del paziente legata ad altri aspetti, come ad esempio la fiducia riposta nei confronti del singolo medico. Oltretutto, l’intramoenia, nel momento in cui è svolta secondo le regole che la disciplinano, può rappresentare per l’Azienda Sanitaria una fonte di finanziamento volta a ridurre le ingenti perdite economiche a cui troppo spesso il Servizio Sanitario Nazionale deve far fronte. Infatti, è utile ricordare che esistono regole di contabilità separata delle attività libero professionali intramoenia e che tale attività debba essere svolta almeno in pareggio dall’Azienda. Anche nel caso del pareggio, i ricavi prodotti da tale attività concorrerebbero comunque alla copertura di determinati costi di struttura che sarebbero a totale carico del SSN in quanto sostenuti indipendentemente dallo svolgimento della stessa.

Il problema è quindi più di carattere politico: si devono infatti cercare risorse economiche e modelli organizzativi per ottimizzare ed efficientare il Sistema Sanitario Nazionale affinché gli utenti non siano costretti a ricorrere alle prestazioni a pagamento del settore privato sempre più concorrenziale rispetto all’offerta pubblica, oltre che per tempi decisamente ridotti ormai anche per costi praticamente in linea con le attività intramoenia, con la naturale conseguenza che sempre più medici decidono di spostarsi presso le strutture private e quindi con un conseguente impoverimento, anche in termini meramente numerici, delle professionalità mediche nelle strutture pubbliche.

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