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Arrivati quasi a metà 2023 si può affermare che il PNRR è oramai un dato di fatto, almeno per quanto riguarda il fronte della pubblica amministrazione. Aver programmato i progetti e ricevuto parte dei finanziamenti non esime però gli enti da obblighi ulteriori e dall’andare avanti nel solco della modernizzazione. Dal Governo arrivano senza soluzione di continuità una serie di riforme che gli uffici debbono impostare oggi ma i cui effetti avranno un riverbero negli anni a venire, ben oltre la fine del PNRR, nel 2026.
Tra questi interventi c’è quello sulla contabilità, con l’introduzione del sistema unico economico-patrimoniale, della partita doppia e per centri di costo. Più che una riforma è una vera rivoluzione, dato che rappresenta “un cambiamento organizzativo di rilevante dimensione per gli enti locali, che richiederà una profonda riorganizzazione”, come scriviamo nell’articolo di apertura di questo numero. Rivoluzione che prosegue con la progressiva affermazione del sistema Regis, di cui proponiamo una disamina.
Un altro ambito da tenere in debita considerazione sul fronte PNRR è la componente fiscale degli interventi. La gestione oculata dell’Iva delle opere finanziate dal Piano, in particolar modo per quelle di uso promiscuo, permetterà di attribuire correttamente la detrazione e, anche in questo caso, di procedere a una corretta rendicontazione fiscale, con un conseguente minor esborso dalle casse comunali.
Anche in questo caso si tratta di azioni da impostare oggi ma che guardano al futuro.
Lo stesso discorso si può fare con le innovazioni nel campo della digitalizzazione, che continuano a correre veloce e richiedere altrettanta solerzia agli enti, per adattarsi al passo spedito imposto dai dipartimenti centrali. Il solco che percorrerà la pubblica amministrazione è tracciato dal Piano Nazionale per l’Informatica, recentemente aggiornato al triennio 2022-24. Su questo stesso fronte, gli enti saranno poi investiti dal processo di digitalizzazione del Servizio elettorale e dello Stato Civile. Gli uffici dovranno intervenire per uniformare i dati.
Se si parla di futuro, non ci si può esimere dal parlare di ambiente e territorio. Due ambiti fragilissimi, oggetto di una progressiva attenzione da parte degli enti territoriali. Gli amministratori sono consci che per non sprecare risorse è necessario intervenire basandosi su informazioni e dati certi evitando osservazioni empiriche. Esattamente il metodo di lavoro portato avanti da Roma Capitale e Quartu Sant’Elena, come ribadisce il vicesindaco del comune sardo, Salvatore Sanna, nell’intervista che ci ha concesso. Roma vuole individuare vulnerabilità e rischi legati alla crisi climatica nell’ambito urbano; Quartu conoscere i punti di maggior erosione nei suoi venti chilometri di costa. Entrambi hanno utilizzato K-Space, la soluzione che fornisce quadri di conoscenza geo-spaziali attraverso l’incrocio di diversi tipi di dati (satellitari, del catasto, geografici, ecc.). La capitale e il comune sardo si sono portati avanti affrontando una criticità che presto o tardi investirà tutto il territorio italiano. Il Paese si trova infatti nel cosiddetto “hot spot mediterraneo”, un’area particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici. Mitigare questi cambiamenti è obiettivo del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, un altro documento strategico che guarda al futuro, che abbiamo analizzato sottolineando gli interventi di competenza degli enti.
La rotta che debbono prendere gli uffici è quindi tracciata. Il dado è tratto. Bisogna solo tener saldo il timone verso il futuro.

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