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Ci si aspetta che l’Agenzia delle Entrate riconosca esplicitamente i termini allungati per le integrazioni dei dichiarativi, dopo lo slittamento di ottantacinque giorni di quelli per l’accertamento, introdotto dall’articolo 67 del Decreto Legge 18/2020. Questa possibilità è però limitata alle sole integrative dei periodi dal 2016 al 2018.
La data ultima per le integrative dal 2016 al 2018 è slittata, seguendo ciò che prescrivono le norme emergenziali del 2020 per gli accertamenti i cui termini erano ancora in corso in quell’anno. Il 27 marzo 2023 è quindi scaduto il termine per correggere gli errori delle dichiarazioni IRAP e IRES relative al 2016. Entro la stessa data potevano anche arrivare accertamenti fiscali. Se è tardi per integrare le dichiarazioni del 2016, per i due anni successivi, ossia il 2017 e il 2018, c’è ancora tempo.
In alcuni commenti, è additata la posizione dell’Agenzia che negherebbe il parallelismo tra i termini di accertamento e quelli di integrazione dei dichiarativi, dopo gli 85 giorni di sospensione intervenuti dal 8/3/2020 al 31/5/2020, portati dal DL n. 18/2020. Quasi l’intero comparto professionale dei consulenti fiscali non sembra abbastanza agguerrito per far valere una conquista raggiunta nel 2016: il riallineamento dei termini di integrazione con quelli dell’accertamento.
Molti consulenti citano la Risposta a Interpello dell’Agenzia delle Entrate n. 620 del 24/12/2020. L’intento iniziale, a fine 2020, era quello di sondare la posizione ufficiale per i termini di integrazione dei dichiarativi del 2015. Proprio sul quell’anno fiscale, il DL 34/2020 (decreto emergenziale) all’articolo 157 produceva però un peculiare restringimento delle possibilità emerse grazie al precedente DL 18. Il 2015 si regola però in modo diverso rispetto al 2016 e successivi, riguardo tempi di accertamento e di integrazione.
Anche l’Agenzia delle entrate dice, nella Circolare n. 25/E del 20/8/2020, l’articolo 157 “ha, quindi, un carattere di specialità rispetto alla disposizione precedente (ossia il DL n. 18/2020 art. 67), sia con riferimento all’oggetto che alla portata dei suoi effetti (è rubricato espressamente come proroga dei termini di decadenza), seppur limitatamente ad atti e imposte che scadono tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2020”.
Ecco il ragionamento che si deve seguire, a norma, per l’accertamento di un dichiarativo sul 2015:
• I termini di accertamento delle dichiarazioni relative al 2015, senza tenere conto della sospensione ex art. 18 del DL n. 18/2020 erano fissi al 31/12/2020;
• L’art. 157 del DL n. 34/2020 ristabiliva i termini ordinari per l’emissione di questi accertamenti entro il 31/12/2020 differendo unicamente la loro notifica, dal 1/3/2021 a tutto il 28/2/2022;
• Gli 85 giorni di sospensione ex art. 18 del primo decreto non agivano più per i dichiarativi relativi al 2015 che restavano vincolati alla data ultima del 31/12/2020 per produrre gli accertamenti;
• Allo stesso modo, specularmente, anche la produzione di eventuali dichiarazioni integrative del periodo 2015 doveva restare vincolata al 31/12/2020.
Se quindi l’articolo 157 è norma speciale che limita quella precedente del DL n. 18/2020, solo per gli atti che prima del Covid dovevano perfezionarsi entro il 31/12/2020, allora queste considerazioni non valgono per le dichiarazioni relative agli anni fiscali 2016, 2017 e 2018.
Gli accertamenti di queste annualità erano originariamente previsti ai 31/12 degli anni 2022, 23 e 24, ben oltre il 31/12/2020. I dichiarativi di quei tre anni fiscali, il cui tempo di verifica correva nel periodo di sospensione posto dal DL n. 18/2020, scontano ancora lo spostamento di 85 giorni dei termini di accertamento, ex lege (chiaramente il periodo fiscale 2019 non fa parte del gruppo perché alla data del 8/3/2020, inizio del periodo di sospensione di 85 giorni, non erano ancora scaduti i termini per la trasmissione ordinaria di nessuna dichiarazione fiscale. Il 2019 resta inciso dallo slittamento degli 85 giorni solo per eventuali accertamenti sui versamenti ma non per i dichiarativi).
A ruota, essendo fatti coincidere i termini di integrazione dei dichiarativi con quelli di accertamento, ne deriva la perfetta logicità di attendersi identici allungamenti anche dei tempi massimi per la trasmissione delle dichiarazioni integrative.
Tutto questo deve interessare gli uffici fiscali anche degli enti pubblici, sia per vigilare in merito ai possibili accertamenti sulle annualità sopra dette che per cogliere l’opportunità di fare integrative a recupero di crediti che portino nuove risorse ai bilanci. I progetti di riordino fiscale che producono recuperi e risparmi, diventano sempre più interessanti negli enti alle prese con una perdurante carenza di risorse per le spese ordinarie.

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Laureato in Fisica sperimentale (1992) e Scienze economiche (2010), Edoardo Capulli entra in Kibernetes nel 2001. In posizione di responsabilità, si è occupato prima del Servizio Clienti, poi di consulenza contabile e fiscale. In Kibernetes ha riorganizzato e messo in sicurezza la fiscalità di centinaia di clienti, oltre a condurre progetti e seguire direttamente lo sviluppo dei notiziari fiscali, lo sviluppo di prodotti editoriali e della formazione in materia.

Esperto fiscale Area Sanità di Kibernets | Website | + articoli

Sono nato a Pontedera (PI) nel 1990, dal 2017 sono iscritto all'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Pisa e al Registro dei Revisori Legali.
Prima di entrare in Kibernetes, nel 2019, ho lavorato in uno studio di un commercialista. Nel Gruppo mi occupo di assistenza fiscale nell'Area Sanità, dove curo la consulenza fiscale alle ASL e le ASO. Mi occupo inoltre dello svolgimento delle sessioni di formazione in ambito fiscale e dell'uscita della newsletter fiscale settimanale.