Il 13 luglio il Consiglio dei ministri economici e finanziari dell’Unione europea (Ecofin) ha approvato  i 12 Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr), incluso quello presentato dall’Italia. Complessivamente per il Bel Paese saranno resi disponibili, tra sovvenzioni e prestiti, 191,5 miliardi di euro. Da qui e fino al 2026 la sfida per lo Stato e tutte le istituzioni della repubblica sarà assicurare l’applicazione del Pnrr e sfruttare al meglio le risorse in gioco.

Il Pnrr può essere letto come un Documento unico di programmazione: il Dup dell’Italia. In questa ottica, anche gli enti territoriali hanno un ruolo centrale nella programmazione degli interventi a loro in capo in quanto “soggetti attuatori”.

In questa loro veste, gli enti territoriali possono già fare qualcosa. Infatti, in vista dell’imminente scadenza del 31 luglio per la presentazione dei Dup 2022-2024, nella “sezione strategica” sarebbe opportuno inserire una parte dedicata agli interventi che si vorrebbero attuare in accordo con il PNRR.

È vero che mancano decreti attuativi e tutto ciò che consente di stabilire con esattezza tempi e modi di finanziamento, realizzazione e monitoraggio di questa tipologia di progetti, tuttavia è opportuno iniziare a ipotizzarne la dinamica tecnica e contabile.

Le linee guida che gli enti locali possono seguire al fine di integrare gli attuali strumenti di programmazione, gestione e controllo con il Pnrr sono state oggetto del webinar Kibernetes, “Finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – ruolo, opportunità e vincoli contabili per gli enti locali“.

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