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In questi giorni di rientro dallo smart working, con gli sportelli degli Enti in piena attività, può esser utile avere nella cassetta degli attrezzi qualche strumento per codificare le persone che arrivano negli uffici. Leggere correttamente i volti per interpretare le emozioni e distinguere le menzogne può essere un strumento utile.

Su questo argomento, il più grande studioso della materia è Paul Ekmnn, che è stato professore di Psicologia alla University of California, oltre che consulente per la Difesa degli USA e l’FBI. Ha inoltre collaborato con la Disney Pixar per Inside Out, il cartone animato che ha reso celebre le sei emozioni universali. Per il grande pubblico, è diventato famoso grazie alla serie televisiva Lie to me, in cui sono raccontate in maniera piuttosto aderente gli studi di Ekman le sue diverse scoperte, come le micro-espressioni facciali, il modello EAC per individuare le menzogne. La serie ripercorre anche aspetti più personali della biografia dello psicologo,  come il rapporto con la madre che soffriva di depressione che, sembra, sia alla base della motivazione che lo spinse a a studiare i segni rivelatori di menzogna.

Lo psicologo statunitense Paul Ekman

Secondo Paul Ekmann abbiamo sette emozioni fondamentali:

  • gioia
  • rabbia
  • sorpresa
  • paura
  • disprezzo
  • disgusto
  • tristezza

Ciascuna emozione è codificata nel nostro volto, nei muscoli facciali. Per la sua espressione concorrono muscoli che possiamo controllare in parte in maniera conscia e in parte no. Ed è proprio grazie a questa parte inconscia che possiamo riconoscere le bugie, perché per quanto abili, c’è sempre qualcosa che sfugge al controllo e diventa un’indizio per un osservatore attento.

Cominciamo con la prima espressione, la gioia.

Gioia

Quando una persona è felice, sorride. Il sorriso è un segnale universale che manifesta la gioia.
Semplice? Sì, eppure, proprio perché è così evidente, un sorriso può esser facilmente creato ad arte, come maschera che permette di nascondere i nostri  reali sentimenti o il nostro stato d’animo.

Il saper riconoscere un sorriso finto è più difficile di quanto si possa pensare. Molti studi hanno confermato che la maggioranza delle persone non si accorge nella vita reale se il sorriso è simulato.
Questo perché, forse, le persone possono trovare più semplice andare d’accordo quando non sanno esattamente cosa provano gli altri o fingendo che tutto vada bene.

Riconoscere un sorriso autentico da un cosiddetto sorriso fake (o sorriso sociale) può esser molto utile per decodificare le intenzioni e gli stati d’animo della persona che ho davanti.

Come riconoscere il sorriso autentico dal sorriso simulato (o sorriso-fake)?

Prima di rispondere, vediamoci degli esempi tratti dal video di Richard Wiseman e proviamo ad individuare i sorrisi fake.

Quali, tra le coppie di sorrisi è quello autentico e quale quello simulato?

Sorriso 1

Sorriso 2

Sorriso 3

Le soluzioni:

Sorriso 1:

Sorriso 2:

Sorriso 3:

Come chiave per riconoscere un sorriso autentico da uno fake, il professor Wiseman punta agli occhi.

In un sorriso autentico appaiono delle piccole rughe intorno agli occhi.
In un sorriso fake, queste rughe non ci sono.

Il sorriso fake può essere simulato volontariamente, poiché il cervello può stimolare consciamente i muscoli delle guance per farli contrarre e portare gli angoli della bocca all’insù.
Il sorriso autentico, invece, non può essere simulato, perché è automatico, e quindi inconscio.

Quando le persone provano piacere, i segnali passano attraverso le aree che governano in maniera automatica sia i muscoli delle guance che quelli peri-oculari, facendo increspare gli angoli del contorno degli occhi. Nel sorriso fake, la zona intorno agli occhi non si muove.

Quindi, per riconoscere un sorriso autentico da uno fake, basta concentrarsi sugli occhi del proprio interlocutore e vedere se quando sorride con la bocca compaiono anche le righe intorno agli occhi. Se si, siamo di fronte ad un sorriso sincero.

Infine, un monito anche per se stessi.
Quando si tratta di finti sorrisi, adattarsi a situazioni spiacevoli simulando il sorriso può non essere la migliore strategia. Uno studio pubblicato nel Journal of Experimental Social Psychology ha trovato che metter su un sorriso falso quando si è arrabbiati non aiuta a migliorare l’umore, anzi, se questa strategia è messa in atto continuamente, fa sì che le persone associno il sorriso a sentimenti infelici.

Quindi che fare nei giorni in cui non ci si sente al top?
Concedersi di esser presenti alle proprie emozioni. Il sorriso ricomparirà quando tutto sarà risolto.

Approfondimenti
Alcune risorse online sul sorriso fake:
Qualcosa da vedere:
  • la serie Lie to me, specialmente la prima stagione.
    Può essere vista in streaming nelle piattaforme a pagamento, oppure sulla televisione.
  • InsideOut, il film della Disney Pixar  cui Ekmann ha lavorato come consulente.
    https://www.youtube.com/watch?v=pI1PY1dxdYs 
Responsabile della Comunicazione di | + articoli