Oramai è pacifico: la riforma della Pubblica Amministrazione è una di quelle ineluttabili se l’Italia vuole accedere ai fondi del programma Next Generation EU. Dopo tanti rinvii ora sembra essere giunto il momento di affrontare il cambiamento. Il nuovo presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, nei suoi discorsi al Palamento, per la fiducia, e all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti ha spiegato su quali direttive vuole declinare la sua azione riformatrice: trasparenza, digitalizzazione e connettività e competenze.

Trasparenza come argine alla corruzione

Nei suoi discorsi al Senato e alla Camera, il nuovo presidente del Consiglio dei ministri è stato perentorio: la riforma della Pubblica Amministrazione “non si può procrastinare”, perché “la fragilità del sistema delle pubbliche amministrazioni e dei servizi di interesse collettivo è, tuttavia, una realtà che deve essere rapidamente affrontata”. Una fragilità spesso sfruttata da organizzazione criminali, e non solo, per fini corruttivi. Secondo Draghi, “la semplificazione avrebbe una funzione anti-corruttiva. Dobbiamo spostare l’asse degli interventi – ha detto nella sua replica agli interventi alla Camera – su un piano più sostanziale, puntando sui due cardini di un’efficace politica di prevenzione, trasparenza e semplificazione”. È in questo passaggio che Draghi sottolinea l’importanza della trasparenza, che sarà una delle direttive della sua riforma.

“La trasparenza della Pubblica Amministrazione è il presupposto logico. I cittadini devono poter far sentire la loro voce. È la base della responsabilità. Quindi – sottolinea – accesso alle informazioni, siano essi dati quantitativi e qualitativi. Questo consente ai cittadini di analizzare l’attività e i processi decisionali pubblici”.

Per Draghi, “la trasparenza serve per snellire e accelerare i processi decisionali pubblici”. La tempestività del processo decisionale e dell’azione amministrativa è un tema che ricorre in tutti i discorsi del presidente del Consiglio. Questo fa capire che sarà un leit motiv dei provvedimenti a venire. “Sono proprio la farraginosità degli iter, la moltiplicazione dei passaggi burocratici, spesso, la causa inaccettabile di ritardi amministrativi, ma anche il terreno fertile in cui si annidano e prosperano i fenomeni illeciti”.

Le direttive

Alcune fragilità erano state già affrontate da Giuseppe Conte, come il lavoro a distanza e l’uso di nuove tecnologie. Il neo presidente del Consiglio vuole implementare questa strada con una riforma costruita su due assi: “investimenti in connettività con anche la realizzazione di piattaforme efficienti e di facile utilizzo da parte dei cittadini” e “aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici, anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido efficiente e sicuro, senza costringere a lunghissime attese decine di migliaia di candidati”.

Il primo ostacolo sarà però smaltire in tempi rapidi il lavoro arretrato accumulatosi in questo primo anno pandemico. La consegna per tutti gli uffici pubblici italiani è chiara:

“Agli uffici verrà chiesto di predisporre un piano di smaltimento dell’arretrato e comunicarlo ai cittadini”.

L’intervento alla Corte dei Conti

Se nel discorso programmatico esposto al Senato e poi alla Camera, Mario Draghi doveva esaurire tutti i temi del suo programma politico e quindi ha solo potuto enunciare le sue linee di intervento in ogni ambito, nella sua prolusione alla Corte dei Conti ha potuto addentrarsi maggiormente nelle questioni.

Draghi ha sottolineato che “è un diritto innegabile dei cittadini e delle imprese di ricevere servizi puntuali, efficienti di qualità. È un dovere delle Pubbliche Amministrazioni attrezzarsi perché ciò avvenga”. E perché ciò sia possibile è propedeutico e strategico migliorare la preparazione del personale degli uffici pubblici: “bisogna agire sul versante del rafforzamento della qualità dell’azione amministrativa, a partire dalle competenze delle persone”.

Draghi è conscio di quelli che sono i “mali atavici” che affliggono la macchina burocratica del Paese e sa che le inefficienze spesso non dipendono tanto dalla pigrizia o dalla scarsa preparazione dei funzionari pubblici ma proprio dal complesso sistema normativo che governa gli uffici. Non a caso sottolinea come

“negli ultimi anni, il quadro legislativo che disciplina l’azione dei funzionari pubblici si è ‘arricchito di norme complesse, incomplete e contraddittorie e di ulteriori responsabilità anche penali”. Un quadro che “ha finito per scaricare sui funzionari pubblici responsabilità sproporzionate che sono la risultante di colpe e difetti a monte e di carattere ordinamentale”.

È l’effetto paralizzante della ‘fuga dalla firma’. Una dinamica che il presidente del Consiglio conosce e cita. Draghi richiama i provvedimenti presi dal governo Conte, che “hanno affrontato, in maniera però temporanea, queste criticità”. Il riferimento è al decreto “Semplificazioni” (ora legge 120/2020) che ha limitato la responsabilità di dirigenti e amministratori al solo dolo, senza più punire le omissioni. Una soluzione pensate per incentivare il dirigente più a fare piuttosto a punirlo quando sbaglia inconsapevolmente. “Ora bisogna andare oltre le schermaglie normative, verificando gli effetti delle nuove disposizioni”.

Sulla lotta alle sabbie mobili normative che risucchiano l’efficienza amministrativa e scoraggiano i cittadini arriva la convergenza del presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino. Nel suo discorso, il magistrato contabile ricorda come “l’azione di contrato ai fenomeni di dispersione delle risorse pubbliche si confronta con un sistema normativo costituito da disposizioni stratificate nel tempo e con la complessità delle procedure amministrative, che spesso determinano aggravi per il cittadino e deficit di trasparenza”. Pertanto “è necessario un rinnovato impegno nella semplificazione della normativa, nello snellimento delle procedure, nella prevenzione e nel contrasto dei conflitti di interesse nella gestione pubblica”.

Unità e velocità

Dalle parole del presidente del Consiglio si capisce che i due binari su cui viaggeranno le sue politiche – tutte le sue politiche, non solo quelle sulla PA – saranno l’unità delle istituzioni, e la velocità, quest’ultima necessaria per dare efficacia all’azione amministrativa.

Concetti che ha ribadito davanti alle toghe della Corte, quando ha sottolineato la sua funzione deve essere quella di un controllo intransigente “ma con la stessa fermezza confido che tale controllo sia rapido. I tempi straordinari che viviamo lo richiedono”. Anche perché a richiederlo sono anche le condizionalità che accompagnano le misure di cui il Paese usufruirà, cioè il Recovery and Resilience Facility.

“Sta a chi governa fare le scelte strategiche, sta a chi amministra eseguirle in maniera efficace ed efficiente e a chi controlla verificare che le risorse siano impiegate correttamente”, conclude il presidente del Consiglio. Se si può tradurre in un motto: unità repubblicana per rendere efficiente e reattivo il sistema Italia.