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In questi ultimi giorni dell’anno, tre temi sono al centro dell’attenzione degli uffici ragioneria e, come accade di frequente, il ritardo con il quale vengono forniti i necessari chiarimenti non aiuta a dissipare i dubbi.

Rinvio bilanci di previsione

La prima questione riguarda la data, ormai certa, per il rinvio del termine di approvazione dei bilanci di previsione degli enti locali. La proroga richiesta è al 31 marzo 2024 con buona pace dell’obbiettivo di rispettare la data del 31 gennaio di quest’anno. Resta aperto il problema rappresentato dalla modalità della proroga, che deve rispettare quanto disposto dal decreto del 25 luglio 2023. Le nuove regole non prevedono rinvii generalizzati, ma l’emanazione di uno specifico decreto che ne indichi le ragioni e chieda agli enti di deliberare in consiglio l’adesione allo slittamento motivandone con chiarezza le cause. Diversa la posizione degli amministratori locali. «Via libera dalla conferenza Stato-Città al rinvio al 15 marzo», scrive l’Anci facendo riferimento alla richiesta al governo del presidente  Antonio Decaro, di chiarire che i Comuni non hanno bisogno di una delibera di consiglio per agganciarsi alla proroga.

 

Vincoli di cassa

Un secondo aspetto problematico deriva da quanto disposto dalla sezione Autonomie della Corte dei conti, con la deliberazione 17/2023  sul tema dei vincoli di cassa per le entrate da trasferimenti erogati a favore dell’ente per una destinazione determinata, mutui e finanziamenti per determinati investimenti e risorse per le quali la legge, o i principi contabili, individuano un vincolo di specifica destinazione alla spesa.
Importante sottolineare che i vincoli di cassa riguardano le entrate correlate a spese individuate con l’approvazione dei documenti di programmazione.

In particolare occorre prestare attenzione a:
  • quota minima del 50% dei proventi da sanzioni da Codice della strada da destinare alle finalità di legge;
  • proventi dei parcheggi;
  • imposta di soggiorno e il contributo di sbarco;
  • proventi dei titoli abilitativi edilizi e le sanzioni;
  • quota del 10% delle alienazioni immobiliari destinata a estinzione anticipata dei mutui;
  • proventi da royalties.

 

Fondi Covid

Infine, risulta ancora da definire come verrà “chiusa” la gestione dei fondi Covid. Dopo l’ultima certificazione di maggio 2023, i criteri per la determinazione definitiva della perdita di gettito e dell’andamento delle spese dovevano essere oggetto di specifico decreto, che avrebbe dovuto essere pubblicato entro il 31 ottobre 2023.

È ora in ballo una proposta di modifica all’articolo 85 del Ddl di bilancio 2024 che interviene sulla questione. L’emendamento governativo stabilisce che la restituzione delle maggiori risorse avverrà in quote costanti negli anni 2024, 2025 e 2026 e confluiranno in un apposito fondo istituito presso il Ministero dell’Interno (nelle tre annualità, sono previsti rispettivamente 162 milioni, 130 milioni e 140 milioni).  Tale fondo sarà destinato in primo luogo a compensare gli enti che hanno certificato maggiori spese e minori entrate superiori ai trasferimenti erariali. La quota residua sarà poi destinata a sterilizzare in parte la riduzione delle risorse erariali a carico dei comuni, delle province e delle città metropolitane disposta dall’articolo 88, comma 8, dello schema di legge di bilancio 2024.

Responsabile Area Contabile di Kibernetes | + articoli

Laureato in Economia Aziendale, Indirizzo Matematico all'Università "Ca' Foscari" di Venezia, è il Responsabile e coordinatore del team di esperti per l'Area Contabile Kibernetes.
Formatore abilitato dal FUAP, è stato docente ai Master MIMAP dell'Università Tor Vergata. È autore di diversi articoli specialistici pubblicati su Italia Oggi e IlSole24Ore.