Prosegue spedita la digitalizzazione della Pubblica amministrazione italiana. Prima, e soprattutto, con la conversione in legge del decreto “Semplificazioni” (ora legge 120/2020), poi con il DPCM del 18 ottobre che prevede “ritocchi” sullo smart working. Una corsa non senza intoppi: il “click day” per l’assegnazione del buono mobilità (il cosiddetto “bonus bici”) con le sue code polemiche, SpID malfunzionanti, e quindi con l’accesso bloccato a tutti i servizi della PA, ancora una volta ha dimostrato che la strada da percorrere è lunga e che digitalizzare significa in primo luogo cambiamento dei processi indotto dall’utilizzo degli strumenti digitali e non il mero utilizzo di app e programmi.

Il D-Day dei Comuni
Partiamo con il provvedimento cardine, il decreto “Semplificazioni”, che ha l’ambizione di far compiere un vero balzo verso il digitale a tutti gli uffici pubblici italiani. E lo vuol fare a partire da tempi certi, fissando – a differenza del passato – una scadenza fissa: il 28 febbraio, data nella quale ci sarà il più grande switch-off per la pubblica amministrazione, un vero D-Day. Entro questa data gli enti dovranno portare online tutti i servizi che erogano in modalità offline, completare il processo di adesione a PagoPA, garantire la fruizione dei servizi che richiedono identificazione attraverso SpID e Carta d’Identità Elettronica. A questi tre obblighi si aggiunge quello di entrare con i propri servizi nell’app IO.

“Il decreto ‘Semplificazioni’ ha l’ambizione di far compiere un vero balzo verso il digitale a tutti gli uffici pubblici italiani. Il 28 febbraio ci sarà il più grande switch-off della pubblica amministrazione”

Le sanzioni per i dirigenti
Cosa fa pensare che a differenza del passato questa volta i comuni e gli altri enti rispettino le consegne?
Due aspetti. Il primo è aver fissato una data certa per avviare (e in alcuni casi completare) la trasformazione. Il secondo è che Governo e Parlamento hanno previsto pesanti sanzioni per i dirigenti a capo di questi obblighi.
In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, ci sarà una decurtazione di almeno il 30% della retribuzione di risultato e del trattamento accessorio legato alla performance individuale. Inoltre, scatterà il divieto di prevedere premi o incentivi alle strutture competenti.
L’esecutivo è anche intervenuto per rimuovere un ostacolo non di poco conto: ha infatti limitato la responsabilità di dirigenti e amministratori al solo dolo, cioè alla volontà di arrecare danno alla PA, senza punire le omissioni. In questo modo si incentiva il dirigente a fare, piuttosto che a punirlo quando sbaglia inconsapevolmente. Inoltre, “viene definito in modo più puntuale il reato di abuso d’ufficio, affinché i funzionari pubblici abbiano certezza su quali sono gli specifici comportamenti puniti dalla legge”. Provvedimenti attesi per snellire la burocrazia.

“Viene definito in modo più puntuale il reato di abuso d’ufficio”

I servizi da adeguare
I comuni in questo momento stanno correndo per cercare le soluzioni più adeguate alla loro realtà e non farsi trovare impreparati alla scadenza del 28 febbraio.
Dovranno impostare SpID e CIE come credenziali uniche di accesso ai loro servizi, eliminando tutte le altre modalità di accesso sviluppate nel tempo, e far subentrare tutti i servizi di pagamento in PagoPA.
L’incombenza maggiore sarà portare in digitale tutti i servizi che venivano erogati in modalità analogica. Per rendersi conto della gravosità dell’obbligo, pensiamo a tre ambiti: l’anagrafe, il protocollo e i servizi al contribuente. Gli enti, specie quelli più piccoli, dovranno aver cura di affidarsi ad aziende esterne e fornitori affidabili e tecnologicamente all’avanguardia. Anche perché dopo la trasformazione digitale, gli stessi servizi dovranno essere caricati sull’app IO.

Smart working
Alla realizzazione di questi processi si affianca uno sforzo in più: realizzare lo smart working. Il DPCM del 18 ottobre, infatti, specifica che le riunioni di regola dovranno svolgersi a distanza, mentre gli incontri in presenza dovranno costituire l’eccezione. Il decreto non impone una percentuale precisa di lavoro agile, né fa tornare questa modalità di lavoro come ordinaria nella PA (come a marzo e aprile). A regolamentare il lavoro agile ci penserà il POLA (di cui parla Gianluigi Sbrogiò nelle pagine 14 e 15), che prevede che almeno il 60% dei dipendenti possa chiedere il lavoro agile e, in caso di mancata adozione, che comunque lo si applichi al 30% dei lavoratori. Però è indubbio che buona parte del lavoro per il D-Day del 28 febbraio dovrà avvenire da remoto.

Una strada lunga
Al di là degli adeguamenti “tecnici”, questi provvedimenti richiedono un cambio di cultura all’interno della pubblica amministrazione, sia centrale, che periferica.
L’innovazione digitale porta con sé un cambio di paradigma: non basta portare un documento da cartaceo a digitale, serve la sburocratizzazione dei processi, lo snellimento delle procedure.
Un percorso ancora lungo e irto di ostacoli. E i disagi legati al “clickday” del bonus bici, con SpID che non funzionano e migliaia di utenti in fila per accedere a un servizio, sono lì a dimostrarlo.

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Direttore LinkPA